CARO FUKSAS, COSÌ NON VA di Giuseppe Vatinno (responsabile ambiente di Idv)

Massimiliano Fuksas è vate architettonico celebrato in tutto il mondo e sicuramente sa il fatto suo; la fiera di Rho Pero, l’ House a Jaffa, in Israele, la Chiesa di San Giacomo (complesso San Paolo) a Foligno, il flagship di Armani a New York, la Maison des Arts di Bordeaux in Francia, il Centro Ricerca Ferrari a Maranello, l’ammodernamento del Palalottomatica e il nuovo progetto per la “nuvola” all’Eur, sempre a Roma (progetto, quest’ultimo, comunque abbastanza contestato) si presentano da sole.

Queste opere, che parlano non solo di architettura, ma in modo più complesso e anche più completo, di urbanistica, ci sospingono innanzi la figura di un uomo che ha fatto della progettazione e dell’arte del “ben vivere” la sua ragione di vita. Ed è proprio per questo che l’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” di ieri, 4 agosto, ci lascia perplessi. Infatti, Fuksas, a margine della presentazione del suo ultimo libro intervista, “Caos sublime.

Note sulla città e taccuini di architettura” (Rizzoli), si lancia in affermazioni bizzarre e che vogliono portare, a mio avviso, il crisma di quel terribile mostro mediatico che risponde al nome di “originalità a tutti i costi”, tipico di un certo ambiente radical chic che tanti guai ha portato all’Italia. In termini di superficialità dell’analisi e di facilità di conclusioni. Infatti, nella sua intervista, Fuksas afferma che abbattere (oltretutto solo parzialmente l’Ala Est, a picco sul mare) l’“ecomostro” (come fu definito, per la prima volta, da Antonio Jannello, presidente di Italia Nostra) dell’albergo Fuenti a Torre del Greco, in piena costa amalfitana, è stato «un errore».

Ma come? Sono anni che combattiamo, come società civile e come politica, l’abusivismo edilizio, lo scempio del territorio, la violazione sistematica dei regolamenti, il degrado del Sud e poi, uno dei più noti “archistar” mondiali rovinano tutto scagliando in orbita mediatica parole in libertà. Possiamo certo concedere al maestro il beneficio di inventario relativo alla contestualizzazione del suo intervento nell’ambito della provocazione e del clima pre-ferragostano, tuttavia non possiamo non criticare queste affermazioni.

Diciamo spesso che occorre dare il buon esempio, che la politica e le istituzioni devono essere le prime a tenere un certo comportamento e poi invece un’autorità architettonica, con propensione all’urbanistica (che è materia assai diversa) come Fuksas, dice alla gente che l’ecomostro, in definitiva, si poteva tenere? No, caro Fuksas, da lei, che dice anche di «essere di sinistra», queste affermazioni proprio non ce le aspettavamo; ci aspettiamo invece un chiarimento sulle sue inquietanti dichiarazioni.