MONDIALI DI NUOTO - MIO COMUNICATO STAMPA ADNKRONOS DEL 16 APRILE 2009
Roma, 16 apr. (Adnkronos) - "Roma si appresta ad ospitare i mondiali di nuoto nell`estate 2009 e, nella migliore tadizione, `nazionalspeculativa`, la citta` si riempie di ulteriori `cantieri azzurri`, piscine e luoghi acquatici. Peccato che il denaro sia pubblico e molte siano le iniziative private anche in aree protette". Il responsabile Ambiente ed Energia dell`Italia dei Valori Giuseppe Vatinno richiama cosi` l`attenzione sul rischio che l`evento sportivo apra spazi alla speculazione edilizia. "Sembra inoltre - fa notare - che i tempi di consegna non saranno rispettati, anche questo in tradizione. Si rischia quindi `piscina selvaggia` di cui proprio Roma non ha bisogno. Il Comune ed Alemanno vigilino (anche se l`iniziativa e` nata sotto il sindaco Veltroni)". (Sec/Col/Adnkronos) 16-APR-09 13:39
Fermate piscina selvaggia allarme sui mondiali di nuoto

Fermate piscina selvaggia allarme sui mondiali di nuoto
CONVEGNO IN CONFCOMMERCIO del 6 maggio 2009 dal "QUOTIDIANO ENERGIA"
Roma, 6 maggio - Più investimenti in tecnologia ecocompatibile e più ricerca per rispondere concretamente alla sfida per coniugare ambiente e sviluppo economico. A due anni dal “Manifesto per una nuova politica energetica” (QE 8/3/07)Confcommercio, attraverso l’intervento del presidente Carlo Sangalli, torna ad affrontare le problematiche relative al tema energetico-ambientale in occasione del convegno organizzato per presentare due documenti, uno per l’ambiente e uno per l’energia (i testi sono disponibili sul sito di QE).
La semplificazione normativa, una nuova strategia nazionale e una nuova politica che rendano compatibili le esigenze della produzione, del commercio, del consumo, dell’innovazione e della ricerca con la tutela e la salvaguardia dei territori sono le priorità ribadite dai presidenti delle due Commissioni consiliari Ambiente ed Energia, Enrico Risaliti e Luigi Bianchi.
La “Politica energetica secondo Confcommercio”, deve puntare in primis su risparmio ed efficienza, “promuovendo -ha dichiarato Risaliti presentando il documento- una vera cultura sul risparmio energetico a partire dalle scuole primarie”. Seguono a stretto giro le fonti rinnovabili, penalizzate da iter autorizzativi troppo lunghi e per questo antieconomici. “La programmazione -ha concluso Risaliti- è un buono strumento, ma servono anche soluzioni pratiche che implichino interventi nel breve periodo”. Importanti anche altre attività, come la promozione della generazione distribuita decentralizzata e il mantenimento di un corretto equilibrio nella produzione di energia da fonti fossili diversificando i canali d’importazione, mentre forti dubbi sussistono circa il ritorno del nucleare in Italia.
Infine, un tema rilevante per l’associazione è rappresentato dal “nodo fiscale”: la tassazione sui prodotti petroliferi e le commodities di elettricità e gas, infatti, sempre più spesso rappresentano un “escamotage governativo per raccogliere risorse da drenare al sostenimento di obiettivi di politica energetica”.
La profonda fiducia nell’ambiente come motore di sviluppo e fattore di competitività è espressa, invece, dal Manifesto sulle “Politiche ambientali europee ed interventi governativi”. Le principali necessità del settore, elencate dal presidente Bianchi nel presentare il documento, sono l’armonizzazione tra la normativa comunitaria e quella nazionale; la semplificazione normativa e burocratica; l’omogeneizzazione dei controlli e della documentazione. Il Paese ha, inoltre, bisogno di maggiori investimenti nella ricerca e nelle tecnologie ecocompatibili, di aprire tavoli di confronto tra istituzioni e mondo delle imprese per valutare il reale impatto delle disposizioni comunitarie, di innescare un grande processo di transizione per conseguire insieme profitto economico, sostenibilità ambientale che incentivi e sviluppi nuova imprenditorialità con conseguente creazione di posti di lavoro.
Ai lavori del convegno hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, il presidente dell’Enea, Luigi Paganetto, il consigliere diplomatico del ministro per le Politiche Europee, MassimoGaiani, e per il Cirps (Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo Sostenibile della Sapienza) Aldo Iacomelli.
Intervenendo alla tavola rotonda Giuseppe Vatinno, responsabile nazionale Energia e Ambiente di Italia dei Valori, che ha sottolineato come la green economy portata avanti dal preseidente degli Stati Uniti, Barack di Obama, è un tema fondamentale, non solo per la salvaguardia ambientale, ma anche per lo sviluppo economico, comportando investimenti in alta tecnologia in un periodo di crisi. Inoltre, ha auspicato che vi sia un programma condiviso su energia, ambiente e infrastrutture che permetta all`Italia di “non cambiare direzione ogni 5 anni”.
3 maggio 2009
Recensione al libro Italia dei Valori Il post partito" Pino Pisicchio, Rubettino 2008, pagg. 120, euro 10

Il libro di Pino Pisicchio rappresenta uno dei primi tentativi (ed il primo in forma di libro stampato) di sistematizzare le informazioni riguardo ad Italia dei Valori e poi di coglierne la matrice ideologica o, più semplicemente, di suggerire le influenze culturali che l`hanno determinata. Viene dunque studiato l`impianto politologico, sociologico e statistico per cercare di inquadrare nelle coordinate adeguate quello che è stata, è e sarà IdV. Il libro si articola in 4 paragrafi. Il primo analizza il"post-partito. Dalle origini a Piazza Navona"; il secondo tratta del "diritto interno"; il terzo di "cultura ed identità" ed infine, il quarto, del "partito mediale". Seguono le conclusioni ed una preziosa bibliografia di tipo tecnico sull`analisi della forma partito e i suoi (ovvi) collegamenti con il sistema elettorale. Il libro, dicevamo, si caratterizza per essere il primo vero tentativo di "sistematizzazione" di quello che in tanti anni è stata IdV, dalle sue origini sansepolcriste (ad Arezzo, naturalmente e non a Piazza San Sepolcro a Milano!), alle inevitabili difficoltà iniziali nel 2001, fino al suo stabilizzarsi nel 2006 e all`esplosione del 2008. Sono analizzati con particolare interesse i temi del "rapporto con il leader", della democrazia interna, delle dinamici rapporti con la società, del "partito Rete", delle influenze grilline e movimentiste, passando dai girotondi e dalla "intellighenzia indignata" che trova espressione nella rivista Micromega. Particolare interesse alle identficazione delle basi politiche di IdV; Pisicchio giunge alla conclusione che il ceto dirigente del partito, formato dai parlamentari, ma anche da altre figure, sia, sostanzialmente da ascriversi ad una provenienza democristiana o comunque centrista. A supportodi tale tesi cita una indagine dell` IPR (luglio 2008) che individua una possibilità di espansione elettorale del 4.3% (che porterebbe, in pratica, IdV a raddoppiare i suoi consensi) così suddivisa: PD 49%, Lega Nord 19.5%, UDC 17.7%, Area antagonista - PRC 13.9%. Ancora la ricerca IPR sulla percezione della collocazione politica di IdV dà: centro - sinistra 15 - 25%, sinistra 5 - 10%, centro - destra 10 - 15%, destra 5%. Infine, molto interessante l`analisi sociologica ancor prima che politica del "partito elettronico" e cioè del rapporto tra IdV e la Rete, espressione a sua volta della "democrazia diretta digitale". Viene infatti condotta un`analisi delle strategie comunicativi di IdV a partire dal sito web progettato e gestito dalla Casaleggio Associati, lo stesso gruppo che cura il sito web di Beppe Grillo. Per concludere, il libro dell`on. Pisicchio è uno strumento fondamentale per iniziare uno studio prettamente politologico sul "fenomeno IdV" per tutti coloro che vogliono cercare di sistematizzare , analizzare ed infine inquadrare le informazioni su un partito che ha rappresentato e rappresenta una delle principali novità sul piano dell`offerta politica italiane degli ultimi anni.
29 aprile 2009COMMENTO ALL'INTERVENTO DELL' ON. DALEMA DI OGGI SUL CORRIERE DELLA SERA
CRONACA DI UN SISMA ANNUNCIATO.

fisico
Responsabile Nazionale Energia ed Ambiente di Italia dei Valori
Questa non è una domanda retorica. Vuole essere solo lo spunto, l’inizio, per capire se si poteva fare qualcosa, scientificamente parlando, per prevedere il sisma che ha devastato l’Abruzzo.
Lunedì 6 aprile 2009; ore 3.32 del mattino. Una scossa sismica pari al 5.8° grado della Scala Richter, con epicentro geografico a 42.33 latitudine Nord e 13.33 (città dell’Aquila) longitudine est, 8.8 Km di profondità ha praticamente quasi distrutto la città abruzzese e provocato gravi danni nella zona. 295 morti accertati, 40.000 sfollati dalle case pericolanti.
Il sisma che ha liberato l’energia imprigionata nella terra è di tipo “distensivo”, cioè è come se la terra fosse stata “tirata” verso l’adriatico in direzione perpendicolare agli Appennini.
Il 13 gennaio 1915, alle 7,48 del mattino, un sisma terribile aveva distrutto completamente la città di Avezzano, in Abruzzo facendo 30.000 morti nella Marsica; i vecchi se lo ricordano ancora.
I terremoti hanno sempre colpito profondamente l’immaginario simbolico dell’umanità che, nei vari secoli della sua storia, li ha attribuiti via via a cause dapprima mitiche e poi scientifiche.
Ora si sa che i terremoti sono dovuti ai movimenti relativi delle placche continentali che galleggiano in un mare fuso sotto la superficie terrestre.
Lo sciame sismico ha poi seguito correttamente la legge di Gutemberg – Richter, che correla l’intensità della magnitudine al numero di scosse di assestamento.
Erano mesi che l’Abruzzo era interessato da eventi sismici di una certa rilevanza; un ricercatore dei Laboratori del Gran Sasso, Gioacchino Giuliani, da altrettanti mesi studiava con attenzione gli eventi sismici con dei rilevatori di gas radon da lui progettati. Il radon è un gas radioattivo derivato dall’uranio ed è considerato un precursore sismico.
Questo significa che prima dei terremoti il suo aumento può essere correlato al realizzarsi del terremoto stesso.
Tale metodologia è generalmente accettata a livello mondiale anche se non da tutta la comunità scientifica internazionale.
Tuttavia il ricercatore giuliani non solo non è stato ascoltato ma è stato pure denunciato su invito del Capo della Protezione civile Guido Bertolaso, per “procurato allarme”.
Il Giuliani infatti aveva previsto un grande sisma nella zona, di cui uno a Sulmona, ma anche altri nell’aquilano.
Le domande che ci poniamo sono semplici.
Perché Giuliani non è stato ascoltato ed è stato anzi denunciato?
Perché lo Stato non ha una rete di rilevazione pubblica del gas radon in un’area sismica come è quella dell’Abruzzo?
Dopo ben quattro mesi di allerta, in una zona tra le più pericolose, simicamente, d’Italia occorreva forse una maggiore cautela da parte della Protezione civile.
Il metodo del radon, come detto, è ben noto nella letteratura scientifica mondiale, mentre all’inizio si è cercato di far passare il Giuliani per un visionario.
Il fisico russo Sergey Pulinets, vicedirettore del centro di
monitoraggio aerospaziale di Mosca e già geologo al centro di studi di
magnetismo terrestre di Mosca, uno degli scienziati più qualificati al
mondo nello studio dei terremoti dice che dal giugno 2007 è stata
costruita una rete che può prevedere i terremoti in Taiwan, Turchia e
Giappone. Su 25 segnali di allerta 21 erano giusti e solo 4 sbagliati. Il
suo metodo è basato sul radon ma allargato alla sua osservazione via
satellite tramite interazione con i parametri termodinamici
dell`atmosfera. Si tratta, in pratica, del `metodo Giuliani` integrato dal
satellite
Naturalmente, alla Protezione Civile va tutta la nostra solidarietà per l’apporto di uomini e mezzi mostrato in questa tragedia, ma questa non ci esime dal porci questa naturale domanda ed il fatto della denuncia peggiora chiaramente la situazione.
Bertolaso forse doveva prestare ascolto a chi gridava “al lupo” perché questa volta il lupo c’era per davvero.
La gente ha ora il diritto di sapere se ci sono delle responsabilità sia tecniche di sottovalutazione di una emergenza sia amministrative che politiche.
Questo propri perché in futuro sia possibile prepararsi a gestire al meglio queste situazioni che in Italia, regione sismica, ricompaiono ciclicamente.
Allora chiediamo che si accertino le responsabilità e che sono accertate si traggono le necessarie conseguenze.
7 aprile 2009
Mappa delle conseguenze dei cambiamenti climatici sul clima in Europa nel XXI secolo

Conseguenze dei cambiamenti climatici sull’Italia e prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico
di Giuseppe Vatinno
fisico e Responsabile Nazionale Energia ed Ambiente di Italia dei Valori
L` Agenzia Europa per l`Ambiente (http://www.eea.europa.eu/it/), nel 2004, ha resa nota una proiezione per la previsione dei cambiamenti climatici in Europa nel XXI secolo, differenziata secondo varie aree o zone climatiche.
Le aree individuate sono:
- Area atlantica: aumento dell`erosione costiera e allagamenti; stress degli ecosistemi marini e perdita degli habitat. Aumento del turismo costiero; grande aumento della ventosità e della relativa vulnerabilità.
-Area boreale: eutrofizzazione dei laghi e delle aree umide, erosione costiera ed aumento delle sommersioni, aumento dei rischi collegati a tempeste di vento, perdita del turismo stagionale.
- Tundra: fusione del permafrost, riduzione della tundra, aumento dell`erosione costiera e sommersioni
- Area centrale: sparizione dei ghiacciai, riduzione del periodo di innevamento, risalita della fascia arborea, seria perdita della biodiversità
-Area mediterranea: riduzione della disponibilità idrica, aumento della siccità; seria perdita della biodiversità, aumento degli incendi nei boschi, riduzione del turismo estivo, aumento della richiesta di energia in estate, riduzione della produzione idroelettrica, aumento della perdita delle terre nei delta e negli estuari, aumento della salinità delle acque e dell`eutrofizzazione, aumento delle ondate di calore.
- Montagne: sparizione dei ghiacciai, riduzione del periodo di innevamento, innalzamento della linea degli alberi, grave perdita di biodiversità, riduzione della stagione sciistica (turismo), aumento delle frane.
- Steppe: riduzione dei raccolti, aumento dell`erosione dei suoli; aumento del livello del mare nel caso di influenza del nord atlantico; aumento della salinità nelle aree interne.
Come si vede, dalla cartina, l`Italia, data la sua grande varietà orografica, è interessata da 3 aree (su 7). E precisamente:
montagne, aree centrale, mediterraneo.
Data, appunto, la grande variabilità orografica del territorio, la nostra nazione verrà interessata da diversi cambiamenti; a volte anche di segno opposto.
Basti solo pensare che, in un`area che pressappoco coincide con l`Umbria, abbiamo l`incontro di tutte e tre le aree orografiche interessate: montagne, area centrale e mediterranea.
Dunque, in assenza di politiche globali appropriate, come si deve attrezzare l`Italia?
E` chiaro che il problema non è banale rispetto a nazioni come il Regno Unito (tutta area atlantica) e Stati delle regioni del centro Europa (area centrale).
All`Italia è richiesto uno sforzo in più.
Senza contare, oltretutto, che la nostra nazione è un`area a rischio sismico elevato, come purtroppo gli eventi di questi giorni confermano.
Infatti, l`Italia, si trova alla confluenza , di cu la catena montuosa appenninica è conseguenza,di due "placche": quella africana (zona, in linea generale, dell`area tirrenica) e quella euroasiatica (zona, in linea generale, adriatica). I movimenti delle zolle, secondo la dinamica a placche, portano la zona adriatica a "ruotare" sempre di più verso est, lasciando indietro la zona tirrenica e provocando i noti sismi appenninici.
Questo implica che l`Italia sarà molto interessata dai cambiamenti climatici e deve incominciare ad attrezzarsi localmente, oltre che a livello internazionale.
Sarebbe quindi auspicabile che la politica riuscisse a produrre un "piano di intervento climatico – (idro) geologico" per prevenire gli effetti negativi del cambiamento del clima e degli effetti geologici.
Questo perché, oltre i due rischi precedenti, climatico e sismico, esiste, anche quello idrogeologico, inevitabilmente collegato agli altri due.
L’Italia, come purtroppo anche qui noti eventi calamitosi hanno dimostrato nei secoli, è una terra ad alto rischio idrogeologico, con tendenza a frane disastrose. Questo sempre a causa delle catene montuose delle Alpi ed egli Appennini che, ricordiamolo, sono frutto degli stress orologiche accumulati dagli urti tra le diverse placche che costituiscono l’Italia.
Tale piano, necessariamente almeno decennale, dovrebbe, per poter giungere ad effetto, contare sua generale condivisione di maggioranza ed opposizione, come, del resto, per i settore dell`energia e delle infrastrutture strategiche.
Non è possibile, infatti, che interventi strutturali di influenza secolare sui destini della nazione, possano poi essere stravolti, cambiati e ritardati ad ogni cambio di governo.
TERREMOTO IN ABRUZZO:PERCHE` NON HANNO ASCOLTATO GIULIANI?

Il metodo del radon, come predittivo dei sismi, era ben noto;Io, come fisico, me lo ricordo già dai tempi dell`Irpinia.Giuliani ha completato la teoria con l`effetto marea gravitazionale e costruito rivelatori ad hoc. Clamoroso è che le strutture pubbliche che buttano miliardi di euro debbano essere superate da un ricercatore, Giuliani,che lavora al progetto nel tempo libero. , per di più, beffa delle beffe, lo denunciano pure per `procurato allarme`. Magari ora qualcuno potrebbe pensare di denunciare i "sottovalutatori"professionisti", per dirla alla Sciascia, per ` procurata strage`. Poi dovremmo interrogarci sul perchè in Italia viene giù tutto subito. E qui vogliamo parlare, per favore, dl piano casa di Berlusconi che incentiva l`abuso edilizio con le conseguenze tragiche prevedibili?
BERLUSCONIADE; OVVERO COME T`INTERCETTO I BASSI ISTINTI DEGLI ITALIANI

La domanda è solo apparentemente banale e/o retorica.Berlusconi fu sottovalutato nel novembre del 1993 quando disse che a Roma avrebbe appoggiato il candidato sindaco dell`allora MSI, Gianfranco Fini, alle elezioni per il Sindaco, vinte, per la cronaca, dall`outsider allora Verde, Francesco Rutelli. Ma il gesto fu significativo perchè sdoganava di fatto un partito che era vissuto ancora come postfascista. Poi ci furono le elezioni (vinte) del 2004 e quelle (perse) del 2006, con l`opposizione fino al 2001 e il governo fino ad ora, con la breve interruzione prodiana del 2006 - 2008. Quello che emerge come dato politico è però la sostanziale prevalenza numerica dell`idea berlusconiana. Ma è nato prima l`uomo o la gallina? Cioè, quello berlusconiano, Nel senso che è stato un progetto mirato a cambiare le abitudini degli italiani o viceversa? Alcune riflessioni fanno propendere per la seconda ipotesi. Berlusconi, infatti, tramite il suo progetto mediatico ed anche di popolarità calcistica con il Milan, ha dapprima potuto farsi conoscere per poi attaccare il ventre mollo del Paese, quello più esposto alle sue lusinghe populistiche; tuttavia, sarebbe un errore pensare che Berlusconi abbia agito solo sul Paese; in realtà egli è andato a solleticare gli istinti più bassi della popolazione, quelli della Tv trash, del menefreghismo istituzionale, dell` antipolitica abbastanza dozzinale, del fastidio, ben noto, degli italiani per qualsiasi forma di regolamentazione; dall`abusivismo, all`evasione fiscale. Insomma, collegandomi anche al blog precedente sulla Tv trash, Berlusconi ha dato forma alla latente carica eversiva popolare contro la politica e le istituzioni. Si tratta, a ben vedere, di un mutamento profondo del popolo italiano; dall`impegno sociale del dopoguerra, alla gazzarra Tv, alle carni allo spiedo delle veline è stato un progressivo sprofondare sempre più in basso. C`era da aspettarselo, date le premesse. Ma questo è il "gioco" democratico e questo occorre giocare sperando che l`opposizione trovi finalmente la chiave giusta per tornare a vincere.
28 marzo 2009
PASOLINI, LA DEMOCRAZIA E LA TV TRASH: PER UN`ANALISI ANTROPOLOGICA DI UN PROGETTO DI DISTRUZIONE CULTURALE

Negli anni `70 dello scorso secolo, Pier Paolo Pasolini, intellettuale, poeta e regista, scriveva in "Lettere luterane" (una raccolta di interventi sul Corriere della Sera ed altri giornali) che la Tv in Italia avrebbe distrutto la nazione; non solo le famose "luccciole" (intese come insetti) sarebbero sparite, ma anche un`idea del vivere e certi valori arcaici dell`Italia rurale.
Che fosse un bene, che fosse un male è opinabile e si può discutere.Tuttavia, sicuramente, fu l`inizio di una parabola che l`intellettuale friulano aveva intelligentemente previsto.
Si era, ripeto, nel 1970. Ora se il povero PPP cosa direbbe?
A ben vedere, ad un`analisi critica, differenziale, antropologica e sociale, possiamo dire che la Tv, effettivamente, è stato il primo motore di imbarbarimento del nostro popolo.
Perchè dico questo?
Semplice; perchè ha livellato la popolazione verso il basso e non verso l`alto. All`inizio infatti, la Tv fu usata in Italia per motivi preminentemente sociali; amalgama di una nazione giovane che usciva dalla terribile esperienza della guerra; un`Italia in cui i dialetti la facevano da padrone ed in cui la lingua nazionale veniva ancora vista dai più con sospetto.
Allora, in quella che era una "Rai sociale" o a "funzione sociale" c`erano programmi educativi come "Non è mai troppo tardi" che insegnavano l`italiano ai molti analfabeti.
C`era il realismo e il neoralismo, c`era un impegno sociale forte e motivante.
Poi...poi sono arrivate le radio private; inizialmente un fremito di libertà pervase l`etere; Radio libere poi Tv libere, nuovi mondi per il povero teleutente biancoenerato, senza colori, che vedeva letteralmente aprirsi nuove dimensioni.
Purtroppo però le nuove Tv erano di tipo commerciale e quindi dovevano catturare l`attenzione di più gente possibile e questo fu l`inizio della fine, trascinando il livello culturale dei programmi vicino alle riserve di petrolio, cioè sempre più in basso.
Naturalmente questo ha a che fare con il processo di democratizzazione tipico delle società moderne; eppure, il processo non è stato ben governato ed in più, in Italia, tutto è eccesso. Dal nulla a tutto. Improvvisamente gli italiani non ebbero più solo due canali nell`austero bianco e nero lamalfiano, ma migliaia di Tv multicolor, mentre il furbo uomo d`Arcore aveva già abbastanza capito tutto degli italiani e cominciò a inondare le giornate televisive di trash allo stato puro, programmi monnezza, soap opere, urla televisive d addio cultura.
Se non sbaglio, iniziò Giuliano Ferrara a far urlare le persone nei suoi show, mentre compariva nelle inconfondibili bretellone rosse...l`inizio della fine. "Linea rovente (Rai 3), "Il testimone" (Rai 2) ed infine, "L`istruttoria" (Mediaset) tempestarono gli italiani di insulti e parolacce in diretta. Da non sottovalutare, in questo processo, la sottile operazione ai fianchi di Maurizio Costanzo, con programmi apparentemente interessanti ma poi, ad un`analisi approfondita, terribilmente superficiali e volgari. Fu lui, infatti, a lanciare nella noosfera personaggi come Vittorio Sgarbi, provocatori di professioni, dediti ad un turpiloquio manierato, che tanto ipnotizzò gli italiani, spesso in cerca di chi urla più forte.
E` la demmocrazia, bellezza!
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