4 giugno 2010

EURONOSTRO CHE SEI NEI CIELI


 

 

 

L’Euro la creatura più fulgente  e luciferina partorita dagli economisti europei, la “moneta rifugio” (con le virgolette, mi raccomando), la “sfida al dollaro” (anch’esso tra virgolette), subisce colpi da manuali; la sua rotta barcolla, si inclina, vira pericolosamente e traballa; i venerdì neri si sommano ed inseguono i lunedì neri che, ultime notizie, ghermiscono le polpaccia dei martedì neri, è qui è tutto nero che pare di essere pure nell’Africa, naturalmente, Nera.

Negli Usa la disoccupazione attiva (che tiene cioè conto sol o di chi cerca il lavoro e non di chi si ormai ritirato, quindi, per capirci è un dato ottimistico) è al 9.7%; i conti dell’Ungheria non convincono i mercati, le Banche sembrano gelatine in un barattolo durante un terremoto, in testa le italiane Intesa San Paolo e Unicredit, il Dow Jone,s nel nuovo venerdì nero del 5 giugno anno domini 2010, perde di nuovo il 3.13% e brucia favolose ricchezze.

In Europa, i nocchieri teutonici, maledicendo quando hanno preso a bordo i cugini latini e il resto della cortina di ferro, impongono sacrifici; dalla terra d’ Ellade , ricca di millenni di filosofia, olive e formaggio, l’infezione si propaga; non basta il megapiano miliardario in euro: i mercati non mentono; non si fidano, si ritirano, in definitiva: non ci credono.

Questa la pericolosissima situazione delle cadute repentine dell’eurobarometro.

Signori, non era la difesa, la politica estera, la costituzione a mettere a prova di fuoco la Unione europea ma il vil denaro che, come il soliti, la fa da padrone.

Il dollaro recupera (€/$ = 1.21), piangono i turisti europei ridono le aziende che devono esportare e, dall’altra parte dell’atlantico, in un balletto di perfetta ed infida simmetria, accade l’esatto contrario; piangono le aziende, ridono i turisti; Colosseo e spaghetti quasi a gratis per la famigliole bionde del mid west; lacrime e sangue per i poveracci italiani (sai che novità).

Insomma, stiamo tornando alla normalità se per normalità possiamo intendere il ritorno alla precarietà italica che sembra essere ormai anche la costante europea (vuoi vedere che li abbiamo contagiati pure noi?).

Ce la faremo?

Non si sa.

Intanto, tornando in Italia, Berlusconi (sarà pure bravo ma sembra portare proprio tanta jella) ha dovuto ammettere che la crisi c’è e dar ragione al suo Ministro Tremonti, eternamente in pendolo tra socialismo e liberismo, in una sorta di bipolarità anche esiziale per il Paese; intanto si annunciano nuovi e terribili tagli a tutto e a molti (naturalmente, essendo in Italia, non a tutti).

Indovinate chi pagherà il prestito che abbiamo fatto alla Grecia?

Non certo i magnati della finanza ma i magnati di fame, cioè il popolo  comune.

Intanto però, detto popolo, la momento del voto, dimostra di essere isomorfo e proiettivo al suo



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