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Politiche da adottare in materia di cambiamenti climatici

 

Discussione su Mozioni Violante ed altri n. 1-00419,

Antonio Leone n. 1-00422 e Cima 1- e risoluzione

 

Aula mercoledì 16 febbraio 2005

 

Dichiarazioni di voto e votazione delle mozioni

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, oggi è un giorno certamente importante sul piano simbolico. Chi ritiene, come noi, che l'ambientalismo non sia un orpello o un tecnicismo, ma un vero e proprio paradigma di identità dello sviluppo stesso e della sua qualità, allude ad una disposizione che vincola 40 Governi e che regolamenta accordi internazionali per almeno altri 100 paesi.
Il Governo però sembra non aver compreso che il Protocollo di Kyoto non è una astrazione, un documento per anime belle, ma contiene vincoli, procedure, strumenti, fissa date e comportamenti precisi; e i paesi che più hanno inquinato devono iniziare a tagliare le emissioni. Non è affatto estremista, tra l'altro, il protocollo di Kyoto, come pensa il Presidente del Consiglio; anzi, bisogna subito mettere mano al Kyoto 2, mentre l'Europa deve sapere assumere un ruolo autonomo, senza subordinare se stessa al produttivismo scientista e bellico degli Stati Uniti. Parliamo di enti pubblici, parliamo di imprese private, parliamo di settori trainanti, come quello energetico, come quello dei trasporti e quello agricolo. Mai come ora, infatti, la questione energetica ha rappresentato contemporaneamente la risposta ai bisogni primari degli esseri umani e dei viventi e l'oppressione di questi stessi bisogni. Non vi è nessuna attività che possa svolgersi, ovviamente, senza l'uso di una qualche energia, ma l'uso attuale, il suo approvvigionamento e la sua produzione sembrano sempre più condizionare la futura sopravvivenza del nostro pianeta. L'approvvigionamento delle fonti primarie, la loro trasformazione, l'uso che se ne fa alimentano guerre e mutamenti climatici, che sono causa di gravi dissesti ambientali. La produzione di energia per mobilità, industria, usi civici provoca costi sanitari sempre più insostenibili. In particolare, in una economia globalizzata, questo modello energetico, oltre ad essere insostenibile, è profondamente ingiusto, iniquo. Esso non può essere esteso a tutti, perché altrimenti andremmo rapidamente incontro all'esaurimento delle risorse, che non sono rinnovabili, ed al sovraccarico della biosfera al punto da non rendere più vivibile questo pianeta per le specie attualmente viventi. È ormai inevitabile e vitale puntare sulle energie rinnovabili - sole, vento, maree e così via -, perché permettono l'uso di risorse reperibili in loco e favoriscono, quindi, lo sviluppo di progetti socio-economici autocentranti. Quindi, questo paradigma attiene anche alla qualità stessa dello sviluppo e alla sua democraticità. Il Protocollo di Kyoto rappresenta un primo timido passo verso questa strada, ma il sabotaggio degli Stati Uniti e di altri paesi, come il Canada, lo hanno fino ad oggi vanificato. Tutti sono concordi nel sostenere che entro il periodo 2006-2010 si sarà raggiunto il limite massimo per le prospezioni di giacimenti petroliferi; dopo quella data, pertanto, l'approvvigionamento sarà sempre più limitato, con costi sempre più elevati di estrazione. Maggiori sono le risorse di gas, solo perché, fino a poco tempo fa, veniva scarsamente utilizzato; non a caso, anche in Italia si parla sempre più di nucleare e l'ENEL intende introdurre l'uso del carbone per 7000 megawatt di potenza. Se tale strategia venisse realizzata, ciò significherebbe far tornare indietro di almeno venti anni la questione ambientale nel nostro paese; la scelta dei bassi costi viene pagata con la salute delle lavoratrici, dei lavoratori, delle cittadine e dei cittadini. La politica sbagliata e grave dell'attuale Governo ha puntato alla privatizzazione in modo selvaggio di un settore strategico per l'economia del nostro paese e per la sua politica industriale; ciò sta rendendo sempre più problematica la possibilità di avviare una politica di transizione seria verso un sistema energetico fondato prioritariamente sul risparmio e sull'incremento massiccio delle energie da fonti rinnovabili. Settori industriali in crisi per la mancanza di una seria programmazione vedono il settore dell'energia come mera occasione di profitti, e infatti, per così dire, vi si sono buttati senza alcuno scrupolo. Tutte le scelte energetiche andrebbero, invece, effettuate tenendo presente il riscaldamento globale provocato prevalentemente dai processi di combustione; le temperature medie in Europa - bene lo sappiamo - sono aumentate di circa un grado durante il secolo scorso, e la tendenza continua (anzi, è destinata ad aumentare). I paesi aderenti all'Unione europea, pur avendo il 5 per cento della popolazione mondiale, producono il 15 per cento dei gas ad effetto serra; gran parte delle responsabilità per il progressivo e continuo riscaldamento dell'intero pianeta è addebitato al modello energetico dominante. L'80 per cento delle emissioni di anidride carbonica, infatti, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano; dunque, dalle industrie, dagli impianti di riscaldamento, dalle centrali termoelettriche e dagli scarichi delle automobili. E constatiamo in questi giorni come sia drammatica la situazione, che non può essere certo risolta con provvedimenti tampone o con politiche che non risolvono strategicamente alcun problema. Neppure è possibile tacere il contributo dei fertilizzanti azotati usati in agricoltura, i quali sono responsabili di una buona parte delle emissioni di ossido di azoto; dobbiamo, invece - ed è l'aspetto cruciale -, far leva sulla ricerca e sullo sviluppo di un sistema energetico che punti sull'uso razionale dell'energia per realizzare un forte risparmio a parità di servizi forniti. Peraltro, la collocazione del nostro paese nel Mediterraneo ci pone in modo privilegiato verso la produzione di energia da fonti rinnovabili; infatti, in tal caso, oltre che, per così dire, risparmiare sulla bolletta petrolifera, potremmo, nell'area del Mediterraneo, divenire esportatori, verso altri paesi che si affacciano sullo stesso bacino, di tecnologie innovative.
Insomma, risanamento ambientale, risparmio delle risorse, sviluppo autocentrato sono, per così dire, una triade, tre perni sui quali ricostruire l'idea e la concezione di una società il cui sviluppo sia sostenibile. Ciò, peraltro, attiene anche alla salvaguardia dei livelli occupazionali; il solo settore fotovoltaico, in Europa, sta garantendo - lo sappiamo - 86 mila posti di lavoro. Rifondazione comunista, quindi, pone l'obiettivo dell'intreccio tra salvaguardia occupazionale, risanamento ambientale, miglioramento della qualità del servizio fornito all'utenza; ciò, con una riduzione consistente delle fonti fossili utilizzate, con la programmazione basata su criteri generali che abbiano come orizzonte l'andare oltre il Protocollo di Kyoto e con un'ulteriore riduzione dei gas serra. Si deve puntare al raddoppio degli incrementi di energia rinnovabile per ogni anno, escludendo i cosiddetti assimilati - ovvero, prevalentemente, l'incenerimento dei rifiuti -; si deve, altresì, varare un piano di risparmio energetico articolato per settori economici ed infrastrutturali. Per il periodo transitorio, le centrali esistenti andrebbero riconvertite a combustibili meno inquinanti come il metano; tra l'altro, combustibili anche più efficienti. Il Governo, invece, come è evidente, procede in tutt'altra direzione; solo pochi giorni fa, in Parlamento, il ministro Siniscalco ha tranquillamente affermato che l'Italia non raggiungerà gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto.
Non solo: il ministro Siniscalco riduce il Protocollo di Kyoto, sminuendolo, ad un semplice processo, che deve sottostare alle leggi di mercato e dello spreco di risorse, a garanzia di uno sviluppo al quale non interessa nulla né della qualità della vita degli uomini e delle donne del nostro pianeta, né tantomeno della loro salute e della qualità dello sviluppo stesso. Vorrei ribadire, invece, che è necessario puntare al paradigma dello sviluppo autocentrato, come ho sostenuto all'inizio del mio intervento. Il Governo ha annunciato che l'Italia emetterà oltre 570 milioni di tonnellate di gas serra, mentre l'accordo internazionale stabilisce che il nostro paese ne debba emettere circa 470 milioni. Per questi motivi, abbiamo presentato, come Unione, una risoluzione unitaria, che afferma la necessità ineludibile di procedere ad una riconversione ecologica dell'economia.
Si tratta di una scelta che riteniamo importante e centrale, anche nell'ambito dell'orizzonte di un'alternativa di governo e di programma, poiché attiene ad un tema che riteniamo rilevante e strategico nel condurre la nostra opposizione alle politiche economiche e strutturali del Governo delle destre (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

Mozioni

 

MOZIONI VIOLANTE ED ALTRI N. 1-00419 E ANTONIO LEONE N. 1-00422 SULLE POLITICHE DA ADOTTARE IN MATERIA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

(Sezione 1 - Mozioni)

La Camera,
premesso che:
a dicembre 2004 si è svolta a Buenos Aires la decima conferenza delle parti (Cop 10) della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (Unccc);
il 20 dicembre 2004 si è svolto in sede di Unione europea un Consiglio ambiente sulle politiche a medio-lungo termine in materia di cambiamenti climatici;
il 16 febbraio 2005 entrerà in vigore il protocollo di Kyoto, che prevede obblighi nazionali di riduzione di gas serra da ottenere in vario modo entro il 2012;
si è avviato il negoziato sui successivi impegni di riduzione,

impegna il Governo:

 

a sostenere la strategia comunitaria in materia di cambiamenti climatici fissata e gestita in sede di Unione europea negli ultimi dieci anni e impostare su questa base il negoziato multilaterale avviato sulle scelte successive al 2012;
a dare piena, immediata e coerente attuazione agli indirizzi contenuti nel Programma europeo per il cambiamento climatico (Eccp) e nella seconda relazione sull'attuazione del programma europeo per il cambiamento climatico, nonché alle direttive 2003/87/CE, 2001/77/CE, 2003/30/CE, 2002/91/CE e alle decisioni della Commissione europea in materia;
a considerare obiettivo prioritario del negoziato in materia di cambiamenti climatici il contenimento dell'aumento della temperatura entro un massimo di 2 gradi, indipendentemente da qualsiasi analisi costi-benefici; il che equivale all'obiettivo e a conseguenti obblighi di una riduzione media del 30 per cento nel 2020 e del 60 per cento nel 2050 (rispetto ai livelli del 1990) delle emissioni di gas serra;
a favorire la rapida adozione in sede di Unione europea della dichiarazione che impone un miglioramento dell'efficienza energetica media della produzione energetica dell'Unione europea, pari al 5 per cento per i prodotti che utilizzano energia;
ad attuare sul territorio italiano almeno il 50 per cento degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990, come primo passo, anche se sarebbe necessario pervenire all'80 per cento, considerando il protocollo di Kyoto non un vincolo ma un'opportunità di sviluppo sostenibile e di riconversione ecologica dell'economia, orientando in tale direzione l'insieme delle politiche economiche, industriali, energetiche e dei trasporti.
(1-00419) «Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Intini, Sgobio, Zanella, Cusumano, Mazzuca Poggiolini, Calzolaio, Vigni, Realacci, Russo Spena, Vendola, Pappaterra, Bellillo, Maura Cossutta, Lion, Acquarone».
(27 gennaio 2005)

 

La Camera,
premesso che:
il dibattito scientifico sugli effetti negativi sul clima delle emissioni di gas serra lascia ormai ben pochi dubbi sulla loro nocività;
in questi giorni entra in vigore il protocollo di Kyoto, che prevede una serie di vincoli finalizzati a ridurre in misura significativa entro il 2012 le emissioni di gas serra;
non si prospetta agevole il negoziato diretto a concordare nuovi impegni per le ulteriori riduzioni dopo il 2012,

impegna il Governo:

ad attuare puntualmente e tempestivamente gli impegni contenuti nel protocollo di Kyoto, che deve essere un'occasione di rilancio dello sviluppo economico sostenibile e non di una sua compressione;
a dare puntuale e immediata attuazione agli indirizzi comunitari ed alle decisioni della Commissione europea in materia di contenimento e riduzione delle emissioni;
a sostenere, sia in ambito comunitario, sia in ogni altra appropriata sede internazionale, la necessità di raggiungere un'intesa il più possibile globale per ulteriori riduzioni di emissioni di gas serra a partire dal 2012, coinvolgendo tutti i grandi Paesi industriali e, soprattutto, i grandi Paesi emergenti, che hanno sistemi produttivi che non presentano un'adeguata efficienza energetica e che sono notevolmente inquinanti;
ad appoggiare in ambito comunitario l'approvazione di direttive rivolte a migliorare l'efficienza energetica, sia nella produzione di energia elettrica, sia in tutti gli impieghi civili ed industriali dell'energia;
a favorire ulteriormente la ricerca e l'utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti.
(1-00422) «Antonio Leone». (10 febbraio 2005)

 

La Camera,
premesso che:
il Cop 10 tenutosi a Buenos Aires dal 6 al 17 dicembre 2004 si è concluso senza accordi su come muoversi per ridurre le emissioni dopo l'anno 2012;
nell'incontro tra i rappresentanti dei 178 Paesi dovevano essere tracciate le basi per la «fase due» del protocollo di Kyoto, steso nel 1992 e ratificato nel 1997, che si poneva lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra del 5,2 per cento entro il 2008-2012, rispetto a quelle prodotte nel 1990 dall'insieme dei Paesi industrializzati;
l'Europa si è trovata nel ruolo di traino con il Programma europeo per il cambiamento climatico (Eccp), nonché con le direttive 2003/87/CE, 2001/77/CE, 2003/30/CE, 2002/91/CE;
gli Usa, che non hanno ancora ratificato il protocollo di Kyoto, hanno fatto capire di non avere nessun interesse di aprire dei negoziati per «il dopo 2012», mentre gli altri Paesi non europei e maggior produttori di emissioni si muovevano in una direzione simile, cercando di frenare eventuali decisioni;
India e Cina hanno domandato garanzie scritte affinché nei prossimi incontri non ci saranno decisioni su tagli alle emissioni di carbone e, insieme a Brasile, Pakistan e Arabia Saudita, hanno chiesto e alla fine ottenuto un emendamento affinché il prossimo incontro previsto a Bonn per maggio del 2005 sarà soltanto un seminario, che non porterà a impegni per la riduzione di emissioni di gas serra da parte dei Paesi in via di sviluppo dopo il 2012;
a causa della proliferazione eccessiva di tali gas, vari organismi, come ad esempio l'Ipcc (Intergovernamental panel on climate change), prevedono un aumento della temperatura di 2-6 gradi entro fine secolo ed altri effetti negativi parzialmente già in atto, con gravi conseguenze sul clima, sulla salute degli esseri viventi, sull'economia;
già nel 2000 secondo una ricerca dell'Organizzazione mondiale della sanità ci sarebbero stati 150.000 morti, dovuti ad eventi come caldo eccessivo, alluvioni e malattie di vario tipo attribuibili alle anomalie climatiche;
le emissioni totali del 2001 rispetto al 1990 sono aumentate del 7,5 per cento e le nazioni maggiormente responsabili sono state Usa (+ 13 per cento), Canada (+ 18,5 per cento), Australia (+ 18,2 per cento) ed alcuni Paesi europei, come Spagna (+ 33 per cento), Austria (+ 10 per cento) e Grecia (+ 26 per cento);
significative riduzioni delle emissioni sono state ottenute soltanto da Germania (- 17 per cento), Gran Bretagna (-12 per cento), Svezia, Francia e da Russia ed altri Paesi dell'ex Europa dell'Est (per questo ultimo gruppo la riduzione è stata la naturale causa della crisi industriale avuta nell'ultimo decennio, conseguente al crollo della pianificazione comunista);
l'Italia, il cui obiettivo era una riduzione del 6,5 per cento entro il 2012, ha invece aumentato le emissioni del 7,3 per cento (da 521 milioni di tonnellate del 1990 a 546 milioni di tonnellate attuali, invece di 487 milioni di tonnellate previste per il 2010);
tale aumento è dovuto probabilmente ad una politica dei trasporti che ha privilegiato quello su gomma (+ 20 per cento di emissioni di anidride carbonica in questo settore) e ad una politica energetica che non ha favorito il lancio delle fonti rinnovabili a risparmio energetico, puntando, invece, sul carbone (soltanto fra il 2000 e il 2002 l'Enel ha aumentato da 9,5 milioni di tonnellate a 11,3 milioni di tonnellate i consumi di carbone e da 692 a 720 grammi l'anidride carbonica emessa per chilowattore prodotto);
in generale, le scelte fatte nell'ultimo decennio non hanno privilegiato né nuovi mezzi e nuovi carburanti per il trasporto, né produzioni di energia basate su combustibili diversi (gas/cogenerazione e combustibili meno inquinanti come il gas), né tecnologie alternative (tipo eolico, fotovoltaico-solare);
la cosiddetta «legge obiettivo» prevede un 69 per cento di investimenti in opere stradali e i programmi per nuove centrali di produzione di energia elettrica continuano a privilegiare le tecnologie ad alta emissione;

impegna il Governo:

ad attuare in Italia interventi che permettano il raggiungimento dell'80 per cento degli obblighi di riduzione di emissioni di gas serra entro il 2012 rispetto al livelli del 1990;
a favorire la pratica attuazione degli impegni previsti nel 1997, considerando obiettivo primario del negoziato il contenimento dell'aumento della temperatura entro un massimo di due gradi, corrispondente ad una riduzione media delle emissioni di gas serra del 30 per cento nel 2020 e del 60 per cento nel 2050 rispetto ai livelli del 1990, facendosi, inoltre, promotori di una forte pressione per ottenere anche l'adesione al trattato degli Stati Uniti, che sono i maggiori inquinatori e consumatori di energia;
ad attuare un'incisiva politica di contenimento della deforestazione e degli incendi, sia interna (applicazione della legislazione «urbanistica» sulle aree incenerite), sia internazionale (ad esempio, riducendo le importazioni di legnami non certificati e potenziando l'utilizzo di strumenti di prevenzione satellitare, come il «progetto Galileo»);
a favorire l'aumento della diffusione dell'efficienza del trasporto pubblico (bus e ferrovie) e di carburanti a minore impatto (metano-gpl), mediante la ripresa di investimenti in questi settori, oggi assenti o fortemente ridimensionati, adottando, ad esempio, iniziative normative volte a individuare incentivi significativi e permanenti nella conversione o sostituzione di mezzi con quelli a ecocarburanti (in particolare, per mezzi commerciali, taxi, auto non catalitiche), oggi sostanzialmente assenti;
a privilegiare nella produzione elettrica nuovi impianti, o meglio ancora trasformazioni a gas/cogenerazione invece che carbone/liquidi, e a dare piena attuazione alla legge n. 10 del 1991 sull'uso nazionale, il risparmio e lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, anche attraverso la piena disponibilità dei necessari decreti attuativi;
a sviluppare, in particolare, la produzione di energia eolica, oggi limitata a meno di 800 megawatt singolarmente concentrati nelle province di Trento e Bolzano, rivitalizzando così un settore produttivo dove le due principali aziende sono costrette ad attuare la cassa integrazione, al contrario della vicina Germania nella quale sono funzionanti 12.000 megawatt, con una ricaduta occupazionale di molte migliaia di addetti;
ad attuare una politica di facilitazioni e defiscalizzazioni nelle produzioni di elettrodomestici meno energivori e privi di gas tipo Cfc e nelle istallazioni di impianti solari termici nelle nuove costruzioni, nelle ristrutturazioni edilizie, negli edifici pubblici o ad uso pubblico.
(1-00423) «Cima, Bulgarelli, Cento, Lion, Pecoraro Scanio, Zanella, Boato».
(15 febbraio 2005)

 

Risoluzione

 

La Camera,
premesso che:
a dicembre 2004 si è svolta a Buenos Aires la decima conferenza delle parti (Cop 10) della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (Unccc);
il 20 dicembre 2004 si è svolto in sede di Unione europea un Consiglio ambiente sulle politiche a medio-lungo termine in materia di cambiamenti climatici;
il 16 febbraio 2005 entrerà in vigore il protocollo di Kyoto, che prevede obblighi nazionali di riduzione di gas serra da ottenere in vario modo entro il 2012;
si è avviato il negoziato sui successivi impegni di riduzione;

impegna il Governo:

a sostenere la strategia comunitaria in materia di cambiamenti climatici fissata e gestita in sede di Unione europea negli ultimi dieci anni e impostare su questa base il negoziato multilaterale avviato sulle scelte successive al 2012;
a dare piena, immediata e coerente attuazione agli indirizzi contenuti nel Programma europeo per il cambiamento climatico (Eccp) e nella seconda relazione sull'attuazione del programma europeo per il cambiamento climatico, nonché alle
direttive 2003/87/CE, 2001/77/CE, 2003/30/CE, 2002/91/CE e alle decisioni della Commissione europea in materia;
a considerare obiettivo prioritario del negoziato in materia di cambiamenti climatici il contenimento dell'aumento della temperatura entro un massimo di 2 gradi, il che equivale all'obiettivo e a conseguenti obblighi di una riduzione media del 30 per cento nel 2020 e del 60 per cento nel 2050 (rispetto ai livelli del 1990) delle emissioni di gas serra;
a favorire la rapida adozione in sede di Unione europea della dichiarazione che impone un miglioramento dell'efficienza energetica media della produzione energetica dell'Unione europea, pari al 5 per cento per i prodotti che utilizzano energia;
a perseguire l'obiettivo di attuare sul territorio italiano fino all'80 per cento degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990, considerando il protocollo di Kyoto non un vincolo ma un'opportunità di sviluppo sostenibile e di riconversione ecologica dell'economia, orientando in tale direzione l'insieme delle politiche economiche, industriali, energetiche, dei trasporti e sanitarie.
(6-00100) «Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Intini, Sgobio, Zanella, Cusumano, Mazzuca Poggiolini, Calzolaio, Vigni, Realacci, Russo Spena, Vendola, Pappaterra, Bellillo, Maura Cossutta, Lion, Acquarone, Cima».
(16 febbraio 2005)

 

Votazioni

 mozione Antonio Leone ed altri n. 1-00422, accettata dal Governo.

La Camera approva

Presenti 415
Votanti 237
Astenuti 178
Maggioranza 119
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 13

Risoluzione Violante ed altri n. 6-00100, accettata dal Governo.


 La Camera approva

Presenti 418
Votanti 244
Astenuti 174
Maggioranza 123
Hanno votato sì 220
Hanno votato no 24