vatinno On giugno - 18 - 2014

Questo un mio articolo di ben 10 anni fa sul Transumanesimo oggi assurto agli onori della cronaca perchè uscito come traccia al tema di maturità.
Nel frattempo ho fatto altri articoli, un libro ed una intervista su New Scientist (che è roba seria non come il nostrano Le Scienze guidato da uno scialbissimo Cattaneo).
http://www.ibs.it/code/9788860817402/vatinno-giuseppe/transumanesimo-una-nuova.html
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Da notare che tal Fabio Chiusi sedicente “giornalista” dell’Espresso che è stato citato nella suddetta traccia è stato pubblicamente smentito dalla Associazione Italiana Transumanisti per la superficialità e la disinformazione contenuta nel suo pezzullo…
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Mentre sui media continua il dibattito generato dall’attacco di Francis Fukuyama al transumanesimo e mentre continuano ad apparire articoli a volte contenenti descrizioni tendenziose o, a volte, semplicemente errate, Giuseppe Vatinno, direttore dell’AIT, fa il punto su cosa è il transumanesimo e quali sono gli obiettivi principali del movimento.

E’ un uccello? E’ un treno? E’ un aereo? No, è un transumano! Sfreccia alto nel cielo, mirabile sintesi di metallo, carne e vapori, sangue sintetico e benzina, con ali d’acciaio, occhi a raggi x biosensori georeferenziati, visione notturna ed un computer al posto del cervello…è un cyborg!

Negli ultimi tempi i media italiani si sono interessati ai transumanisti e alla loro filosofia. Soprattutto dopo la pubblicazione, nel numero settembre/ottobre 2005 nella prestigiosa rivista americana FP (“Foreign Policy”) dell’articolo di Francis Fukuyama dal titolo provocatorio “Biotecnologie, la fine dell’Uomo”; la rivista aveva chiesto ad eminenti intellettuali di scrivere delle “idee più pericolose del mondo”. Il Corriere della Sera lo ha ripubblicato in Italia.

Paradossalmente, la conseguenza dell’articolo del teocon americano è stata proprio all’opposto di quello che si proponeva l’autore. Infatti, proprio da allora, si è cominciato a parlare di transumanesimo sui media mondiali. Ma andiamo con ordine.

La World Transhumanist Association (WTA) – organizzazione internazionale nonprofit – è stata fondata nel 1998 dal filosofo inglese Nick Bostrom che insegna presso l’Università di Oxford e da David Pearce. Ha sede nel Connecticut (USA), ed è presente in 100 Paesi. Prima ancora, però, nel 1988, in California, il filosofo britannico Max More e T. Morrow fondarono l’Extropy Institute (Istituto Estropico) basato sulla filosofia dell’ estropianesimo che è una corrente del transumanesimo che pone maggiore enfasi sull’individualismo e sull’ideologia liberista e libertaria. Ha sede ad Austin, nel Texas (USA).

Esiste anche un’arte transumanista (che ha i suoi riferimenti nel futurismo italiano , nel dadaismo, nel concettualismo, nella pop art, nell’animazione digitale e nel suono elettronico) che trova in Natasha Vita-More (moglie di Max) la sua maggiore espressione.

Il termine “estropico” fa riferimento al concetto termodinamico di “estropia” (o “neghentropia” o “sintropia”) intesa come “ordine termodinamico”, in opposizione al concetto di entropia, intesa come “disordine” di un sistema. Il fine dell’ estropianesimo è dunque quello di combattere il degrado della materia e dell’energia e quindi della morte intesa come stato di massimo disordine di un sistema biologico.

Nell’ambito teorico vengono anche fatte alcune previsioni sul futuro, come quella che l’umanità si stia avvicinando sempre più alla cosiddetta singolarità tecnologica da cui dovrebbe nascere una superintelligenza cibernetica (come epifenomeno emergente), o quella che il filosofo gesuita Pierre Theilard de Chardin chiamò “noosfera” o “sfera mentale” riconnettibile al concetto di “fenotipo esteso” di Dawkins in cui l’artificiale (componente memetica ) e il naturale (componente genetica) sono indissolubilmente uniti nel nuovo Homo Noeticus, trans-umano in viaggio verso il post-umano.

Entrambi i movimenti possono essere inquadrati in una visione futurista ed ipertecnologica, con riferimento però ai valori base dell’umanesimo filosofico tradizionale, ma anche al cosmismo russo e sovietico. Si può poi facilmente rilevare che un comune substrato filosofico a questi movimenti è quello della filosofia del Pragmatismo e dell’Utilitarismo di area anglosassone, anche se non mancano, soprattutto negli USA, tentativi di contaminazione tra tecnologia e religione.

In questa ottica si inserisce anche il PCP (Principia Cybernetica Project), fondato da Valentin Turchin, Cliff Joslyn e Francio Heylighen presso la Libera Università di Bruxelles, in Belgio, ed influenzato dall’opera di Ilya Prigogine. IL PCP saluta nella nascita del World Wide Web (WWW) il primo passo verso una superintelligenza distribuita.

In Italia invece, da un paio di anni esiste il movimento estropico, mentre, nel 2004, è sorta l’Associazione Italiana Transumanisti (AIT) guidata da Riccardo Campa .

Ma cosa vogliono i transumanisti?

La “missione” transumanista è quella di utilizzare eticamente la tecnologia per espandere le capacità umane, per avere menti migliori, corpi migliori e vite migliori, in pratica quella che si chiama con termine filosofico eudemonistica o scienza della massimizzazione della felicità.

A tal proposito esiste una “dichiarazione transumanista” che in 7 punti riassume la filosofia di base del movimento: in pratica si tratta di usare tutta la nostra conoscenza scientifica e tecnica per migliorare la situazione umana. Infatti, a ben pensarci, il nostro corpo è fatto di “sola” carne, un elemento molto debole in un ambiente esterno ostile sia fisicamente che chimicamente, e quindi facilmente attaccabile da elementi esterni.

Perché non potenziare allora in futuro, il corpo umano cercando di rafforzarlo con metalli duri che meglio resistano alle pressioni ambientali? Oppure perché non esaltarne le prestazioni cognitive e sensoriali? Ma questo è solo uno dei campi di applicazione; vi sono la “mind uploading” che permetterebbe, previa “scannerizzazione” cerebrale, di trasferire le strutture nervose (neuroni e loro connessioni), atomo per atomo, su un supporto di silicio o altro materiale, oppure le tecniche anti-invecchiamento (che combattono i temibili radicali liberi), la criogenia (“ibernazione”), le nanotecnologie ed -in particolare- la nanomedicina (creazione -ad esempio- di globuli bianchi cibernetici che agiscono una distruzione mirata di virus e batteri), la “libertà morfologica” di modellare il proprio corpo, lo studio della possibilità di contatti con civiltà extratterestri o la fisica dei viaggi nel tempo e -naturalmente- la cosmologia. Inoltre, fondamentale campo di studio è quello della Intelligenza Artificiale che ha in Marvin Minsky (professore al MIT) uno dei principali esponenti.

Ma il transumanesimo non si limita ad agire solamente sull’uomo ma agisce anche sull’ambiente per antropizzarlo, con intelligenza e con prudenza. Ecco quindi il grande interesse dei transumanisti per i viaggi spaziali, per rendere abitabili i pianeti (il cosiddetto processo di Terraforming), la ricerca biogenetica di base ed applicativa, la possibilità di controllare l’ambiente ed il clima, gli uragani, la siccità e l’energia dal sole. E’ chiaro che queste idee possano provocare, a prima vista, nella grande maggioranza di persone un vero è proprio shock che infatti viene definito “Future – Shock Level ” (FSL) ed è preso come un indicatore della capacità della gente di accettare (ed di essere esposti) agli sviluppi futuri della tecnologia .

Insomma, il transumanesimo vuole che l’umanità sia più sana, più felice, più bella (perché no?) e che controlli maggiormente il suo destino come afferma la filosofa transumanista Romana Machado. A tutto questo il tetro Fukuyama contrappone la paura di una supposta perdita di “uguaglianza”. A tal riguardo, e per prima cosa, ci urge ricordare al pensatore nippo-americano che -purtroppo- l’uomo non nasce uguale e mai è “uguale” ad un altro; anzi è proprio la natura che fa della disuguaglianza il suo cavallo di battaglia. Anche politicamente, in Occidente, esiste solo l’uguaglianza formale ma non quella sostanziale. Lo stesso concetto di evoluzione darwiniana è incentrato sull’esaltazione parossistica della differenza del “pool genetico”, traducibile poi, grazie ad un complesso ed affascinante walzer di proteine, in differenze di fenotipo e di abilità. Quello che una buona politica può e deve fare è di dare a tutti le stesse opportunità.
Quindi -semmai- è vero proprio il contrario di quello che afferma Fukuyama: cioè è proprio grazie ad una azione (trans)umana che -eventualmente- si può “rimediare” alle iniquità naturali, se così si può dire.

Ciò che il transumanesimo attacca e vuole attaccare è invece una visione della vita basata sulla cultura del dolore e della sofferenza, questa sì eticamente inaccettabile, soprattutto ora che la scienza ci ha dato i mezzi per opporvi un rimedio; è in questa ottica che ad una “cultura della infelicità” i transumanisti propongono una “cultura della felicità”, del benessere e della gioia da ottenere in questo mondo, in questa vita reale e non in una ipotetica vita futura. Quello che Fukuyama pare proprio non capire è che l’uomo fa parte della natura, anzi è “natura che osserva se stessa”. E’ proprio dal riconoscere questo iato, questa innaturale (è proprio il caso di dirlo) separazione che nascono tutti i problemi pseudo etici.

E poi, pensateci bene, anche un uomo con un semplice paio di occhiali è un transumanista.

Ne avreste paura?

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Categories: Articoli scientifici

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