vatinno On marzo - 2 - 2016

Pubblicato su AffariItaliani il 25.2.16

Ida Magli è scomparsa da poco e tale evento, come notato in un altro articolo di Affari, è passata sostanzialmente sotto silenzio da parte dei grandi media.
Questo perché la Magli, una tra le più grandi studiose di antropologia in Italia, nella parte finale della sua esistenza disse quello che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di esprimere chiaramente per paura di ritorsioni: nel mondo, complice una visione distorta della realtà, si è andata affermando una “dittatura delle minoranze” che in virtù di un maida-magli10l interpretato senso della democrazia, vuole raggiungere il potere utilizzando delle scorciatoie che la maggioranza non può utilizzare.
La Magli, nel suo lavoro di ricerca, è portatrice di una grande novità metodologica: ha utilizzato l’antropologia per studiare la sociologia non solo italiana, ma anche europea.
E si badi bene che i dittatori delle minoranze, qualunque essi siano, sanno bene che il sistema è frollo e colpiscono sberleffando la stessa idea di democrazia: una vera democrazia tollera tutti, ma non può e non deve però diventare lo scudo di chi vuole imporre con la forza la propria volontà agli altri, potremmo dire che questo è il vero grande problema del XXI secolo da cui discendono tutti gli altri, in primis il terrorismo. La Magli poteva essere vista nella parte finale della sua attività come una “tradizionalista” ma di tipo aperto alla discussione e al dialogo se è vero che per molti anni collaborò a Repubblica e all’Espresso per poi passare a Il Giornale.
Ho conosciuto Ida Magli al telefono questa estate: era luglio e stavo conducendo un programma politico in una radio romana ; qualche tempo prima la Magli aveva presentato alcuni libri in una libreria romana, l’ “Universale” che ha sede in Prati e che frequento e quindi nacque l’idea di coinvolgerla in una puntata.
Quando la chiamai mi trovai a parlare con una donna incredibilmente intelligente che costruiva facilmente connessioni culturali tra la situazione politica di degrado che stiamo vivendo e i fondamenti sociali di quella antropologia italiana che affonda le sue radici in certe particolarità che abbiamo.
Fu, nonostante l’età della professoressa, un dialogo interessantissimo che produsse successive telefonate di molti ascoltatori smentendo le preoccupazioni di un taglio eccessivamente culturale della trasmissione stessa.
Quindi discutemmo in diretta del problema dei Rom, dell’integrazione (che essi stessi non volevano), delle falsità del politically correct, dei motivi che hanno portato l’ Italia e Roma in particolare all’attuale situazione che sembra senza uscita.
Conoscevo i suoi libri –ricordo “Gesù di Nazareth” con cui vinse il Premio Brancati nel 192, ma parlarci per una quarantina di minuti mi fece capire il grande spessore umano e cosa potrebbe fare ancora la cultura per il nostro povero Paese se la politica non fosse spesso preda di bande di incompetenti demagoghi.

Categories: Articoli

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