vatinno On marzo - 4 - 2016

Pubblicato su AffariItaliani del 4.3.16

Il titolo di questo articolo pare quello di un peplum anni ’60 del tipo Ercole contro Maciste ma ci sta tutto.
Ammetto che ne so pochissimo nel dettaglio dei vari programmi sugli “chef” e chi li organizzi ma questo non mi esime di provare un profondo senso di fastidio quando ad ogni ora del giorno e della notte vedo barbuti urlanti ed isterici in TV.
Intanto cominciamo dal nome.
Perché chiamare i “cuochi” “chef”? Questo è un vero mistero che però meriterebbe la considerazione di fini scienziati della psiche e/o della società.
Evidentemente si tratta dell’ennesima moda proveniente dagli Usa che poco a poco sta dilagando in tutto il mondo.
Quello che si può evincere è che c’è un gruppo di poveri diavoli chiuso in un cucinone e il “cuoco” che urla improperi e parolacce (coperte in genere da “bip”) contro la malcapitata o il malcapitato di turno che abbassa lo sguardo sgomento.E’ chiara la componente sadica del minestrone: occorre qualcuno da umiliare per fare risaltare la figura del “comandante” e cioè del “leader dei fornelli”: Sua Maestà lo Chef.
Eppure la gastronomia di qualità richiederebbe ben altro impegno che questa gazzarra televisiva.
A questo proposito voglio citare l’esempio del cuoco Giorgione, al secolo Giorgio Barchiesi da Montefalco (Umbria).
In TV lo si vede quasi ogni sera in una fortunatissima serie del Gambero Rosso chiamata “Orto e Cucina” (cfr: https://www.facebook.com/GiorgioneOrtoECucina/) con divertentissime varianti come la “Pork Edition”.
Giorgione è una persona educata e simpaticissima; niente assistenti su cui scaricare isterismi ma solo dotta scienza culinaria propagata dal suo casale di campagna che mi allieta le serate televisive.
Questa la gastronomia che ci piace!

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