vatinno On marzo - 11 - 2016

Pubblicato su AffariItaliani dell’ 11.3.16

Robert Lanza (insieme a Bob Berman) ha scritto da poco “Biocentrismo; l’universo, la coscienza.La nuova teoria del tutto” (il Saggiatore, giugno 2015)
Lanza è un professore presso la Wake Forest School of Medicine (North Carolina) ed è un esperto mondiale di staminali mentre Berman è un professore di astronomia al Marymount Manhattan College.
Detto questo dobbiamo parlare di questo libro uscito negli Usa nel 2009 e in Italia, come spesso accade in questa lontana provincia dell’ impero, solo nel 2015.Tuttavia, nel frattempo, il biocentrismo ha avuto tutto il tempo di far parlare di sé la comunità scientifica internazionale divenendo una specie di trend quasi sempre criticato.
Questo è uno strano libro in cui, tra l’altro, il “biocentrismo” inteso come teoria vera e propria, non viene mai definito ma ne vengono enunciati solo dei “principi”. In realtà, per chi sa qualcosa di meccanica quantistica, è del tutto evidente che il biocentrismo è solo una riproposizione del cosiddetto “universo partecipativo” la cui teoria fu elaborata dal famoso fisico John Archibald Wheeler molto tempo fa; in pratica, secondo questa visione (non accettata da tutti) l’universo “prende coscienza” della sua esistenza grazie ad osservatori coscienti che appunto lo “guardano” facendo così collassare la funzione d’onda quantistica nello stato reale che tutti noi osserviamo.La teoria di Lanza, sorprendentemente, non aggiunge un’oncia a questa visione; il libro, in compenso, è fastidiosamente auto – didascalico e contiene giudizi sprezzanti nei confronti dei fisici e della fisica, se non della scienza stessa, con una inappropriata auto – esaltazione della teoria del biocentrismo stesso.
L’autore, scaltramente, mette subito le mani avanti affermando che la sua teoria non c’entra nulla con la new age spiritualista ma in realtà c’entra molto perché è ridondante di affermazioni poco scientifiche che con la fisica hanno poco a che fare.Banalità del tipo “il tempo non esiste” o “lo spazio non esiste” faranno la gioia di tutti i guru del mondo e lo stesso Wheeler ebbe non poche difficoltà a difendersi dalla naturale permeabilità di questi discorsi alla fuffa cosmica.
Di positivo c’è che gli autori mostrano una buona conoscenza della meccanica quantistica e del solito repertori odi esperimenti sull’entanglement quantistico.Per il resto una grande delusione.

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