vatinno On novembre - 6 - 2017

Le due elezioni che si sono tenute ieri in Italia e cioè le regionali siciliane e quelle ad Ostia che è un Municipio di Roma, sono molto diverse per distanza spaziale e, soprattutto, per disomogeneità politica trattandosi le prime di regionali e le seconde, appunto, di municipali.
Tuttavia Ostia è un grande quartiere separato da Roma che affaccia sul mare ed ha una realtà tutta sua visto che puntualmente si parla di referendum per avere l’indipendenza dalla capitale, insomma una piccola Catalogna locale che vorrebbe seguire il destino di Fiumicino, prima quartiere e poi assorto a dignità comunale.
Ma torniamo al discorso politico che poi è sempre un discorso numerico.
In Sicilia appare, dagli exit poll, e con tutte le precazioni che il caso vuole, che il candidato del centro – destra, Nello Musumeci, si avvii a vincere con una forbice del 36 – 40%, mentre l’esponente dei Cinque Stelle Giancarlo Cancellieri sarebbe nel limite 33 – 37%, quello del Pd Fabrizio Micari nell’intervallo 16 – 20% ed infine quello di Mdp Claudio Fava è dato tra il 6 e il 9%.
Ragionando dunque esclusivamente su questi dati appare evidente che se fossero confermati Musumeci vincerebbe a dispetto della lista con alcuni “impresentabili” mentre i Cinque Stelle che sulla Sicilia avevano puntato tutto perderebbero come del resto il Pd spazzato via dall’ effetto Crocetta che di suo -è bene dirlo- costituiva comunque una anomalia per l’isola dominata sempre dal centro – destra nelle ultime legislature.
Sparisce Angelino Alfano proprio nella sua Sicilia e quindi a maggior ragione lo farebbe dallo scenario politico nazionale.
La sconfitta del Pd era attesa ma la conferma fa sempre male a Matteo Renzi che comunque si era impegnato pure andando contro il “suo” governo mentre l’affermazione dell’Mdp indica come la volontà destruens della sinistra non si fermi e che il risultato indica solo un danno per il Pd senza poter realmente decidere nulla.
Interessante il dato romano, ancora non perfezionato nelle percentuali esatte, dove la candidata dei Cinque Stelle Giuliana Di Pillo prende il 30%, quella del centro – destra Monica Picca il 26.7 %, il Pd con Athos De Luca si ferma al 13.6 % e la sorpresa Casa Pound con Luca Marsella vola al 9%.
Il ballottaggio sarà quindi tra M5S e Centro – destra ma l’ago della bilancia sarà CPI.
A livello di partiti perde molto il M5S, secondo il Pd che tiene e più o meno stabili gli altri con la buona avanzata di Noi con Salvini.
La conclusione che si può trarre, unendo le due elezioni, è che il Centro – destra unito e i Cinque Stelle sono i due veri competitors elettorali per le politiche a danno del centro – sinistra e dei moderati.
Questo spiega il perché Grillo abbia da tempo abbracciato tematiche del centro – destra come -ad esempio- l’ostilità ai migranti aggiungendo di suo certe affermazioni dal sapore discriminatorio contro intere popolazioni, come ha fatto Di Maio con i rumeni.
Tuttavia Grillo dimentica che i voti che ha avuto provenivano in gran parte dalla destra e a destra stanno tornando dopo le prove fallimentari fornite dalle sindache Appendino a Torino e Raggi a Roma, senza contare le continue gaffe di Luigi Di Maio.
L’aumento di Casa Pound era previsto e rientra nel fenomeno del ritorno da destra dei voti dai Cinque Stelle, ma segna sicuramente, soprattutto nelle periferie degradate, che la popolazione non vuole opere di bene, ma risposte concrete ai problemi veri del territorio.

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