vatinno On dicembre - 3 - 2017

Oggi a Roma si celebra un rito antico della sinistra che però è anche una malattia: la scissione ricompattante.
Scissione perché, come sempre è avvenuto nella storia della sinistra italiana a partire da quella del 1921 a Livorno del Partito comunista da quello socialista, tale rito è qualcosa di profondamente connaturato nei valori archetipali dei militanti, caratterizzati storicamente da un altissimo livello di conflittualità ideologica.
Ricompattante perché riunisce tre piccole schegge.
Dunque possiamo dire che si tratta di una sorta di regola algebrica che fa il suo corso e si ripete ciclicamente.
Quella di oggi è la celebrazione e il lancio della nuova formazione del Presidente del Senato, Pietro Grasso, dal nome evocativo di “Liberi e uguali” (ma la presentazione del logo è stata saggiamente rimandata causa ulteriori polemiche dovute alla mancanza nel logo stesso della parola “sinistra”) che fa chiaramente il verso agli ideali rivoluzionari francesi di Liberté, Égalité, Fraternité: i primi due ci sono, manca la “fraternità” che un po’ più difficile da ottenere, ma il tempo fa miracoli.
Storicamente interessante comunque il riferimento, visto che lo stesso Karl Marx teneva in gran conto la Rivoluzione Francese del 1789 e ancor più la Comune di Parigi del 1871.
I mini-movimenti formativi, che tra l’altro non hanno mai affrontato la prova provata delle elezioni, sono Articolo Uno Mdp di Speranza – Bersani – D’Alema, Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e Possibile di Filippo Civati.
Nel frattempo, Matteo Renzi guarda e fa ironicamente gli auguri, mentre Matteo Orfini, stimolato dall’antico comunismo, non trova di meglio che citare il “proletariato” danneggiato dalla scissione stessa.
Sono presenti anche Antonio Bassolino, Susanna Camusso, e l’inevitabile “operaia della Melegatti”, Arci, Legambiente, Banca Etica.
Certo che è un po’ difficile non ricordare, alla “operaia della Melegatti”, che fu proprio Massimo D’Alema nel 1999 con il suo governo a dare il via ad un periodo di imponenti privatizzazioni dei grandi enti statali, a partire dalla Telecom ed importare quel lavoro precario che ha poi letteralmente distrutto proprio il tessuto sociale di quel popolo che idealmente il nuovo partito dovrebbe rappresentare.
E ugualmente si fa finta di non vedere che proprio la Cgil ha avuto sempre forti tensioni con il Pds e Ds di D’Alema che nel frattempo, abbandonate le posizioni di “destra” di quando era al governo e tornato in un afflato atemporale ai vecchi miti della rivoluzione d’ottobre della gioventù, cancellando con un colpo di spugna proprio quel pre-renzismo ideologico, oltre che pratico, che è stato poi l’incubatore culturale e politico del renzismo che il nuovo partito attacca.
Ma la politica, si sa, è solo l’arte del possibile e quindi il passato è passato ed ora sorge all’orizzonte l’eterno (e mai realizzato) “sole dell’avvenire”

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