vatinno On gennaio - 11 - 2018

La situazione dei rifiuti a Roma sta assumendo proporzioni che fino a poco tempo fa sarebbero state impensabili.
Chiariamo subito che l’attuale giunta ha ereditato i problemi della precedente con l’assessore all’Ambiente Estella Marino che con una mossa assolutamente inusitata, cioè la chiusura della discarica di Malagrotta senza un piano alternativo e cioè le famose discariche di servizio che nessun territorio, naturalmente, vuole accettare, si è rivelata un vero disastro.
Detto questo però, la giunta Raggi è insediata dal luglio 2016 e quindi di tempo ne è passato molto e la situazione non solo non è migliorata ma è incredibilmente peggiorata, con una società come l’Ama ormai allo sbando e con i rifiuti che sommergono ogni quartiere della città in questo facendosi strumento di vera democrazia visto che colpiscono tutti indistintamente, producendo tra l’altro, un microhabitat di uccelli rapaci, di topi, di insetti, di cinghiali degni della giungla più che di Roma.
Dopo tutto questo tempo la Raggi non può più dare la colpa agli altri, come abitualmente fa di solito.
Dunque uno dei nodi cruciali è quello storico dell’Ama una azienda pubblica mastodontica che ingurgita risorse a non finire e produce ben poco, tanto che diversi quartieri della Capitale hanno deciso di non pagare più la tassa sullo smaltimento dei rifiuti visto che non solo non vengono smaltiti, ma proprio non vengono ritirati per molto tempo (e quando lo sono la raccolta avviene alle 4 del mattino, con mezzi rumorosissimi che impediscono il riposo notturno).
Oltretutto Ama si rende invisa ai romani perché proprio grazie alla Raggi soni spesso multati tutti gli abitanti dei condomini per non aver fatto la differenziata e non chi, come la logica vorrebbe, è il responsabile, magari un esterno che passa e scarica impunemente nei cassonetti.
La sindaca Raggi non sa che pesci prendere, come del resto per tanti altri problemi che attanagliano la città come il traffico e i continui disservizi del trasporto pubblico comunale conditi da scioperi a go go, sempre di venerdì per fare ponte (il prossimo è in programma domani) che fanno imbufalire ancora di più i cittadini.
Per non parlare dei buconi che si aprono in continuazione alle prime piogge, alla caduta continua dei pini, alcuni appena “revisionati”, alla telenovela dell’acqua di Bracciano, questa volta con l’Acea (sempre controllata dal comune) protagonista, dal complotto notturno dei frigoriferi, alle improbabili teleferiche, alle giravolte sullo Stadio della Roma.
Quello che lascia perplessi di questa amministrazione sono i tentativi superficiali e poco convinti di risolvere il problema: prima la Raggi ha cercato di rifilare i rifiuti all’ex compagno di partito Pizzarotti a Parma (che peraltro utilizzerebbe l’inviso termovalorizzatore), poi ha parlato di Abruzzo, poi di rimettere in funzione degli impianti non utilizzati nel Lazio, che peraltro trovano l’accesa resistenza degli abitanti (dimostrando, tra l’altro, tutti i problemi di un federalismo all’italiana che funziona ben poco).
E in tutto questo l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, quella che diceva che i topi a Roma non ci sono dopo che un bimbo venne morso (ma basta osservare un po’ il territorio per giungere comunque a conclusioni opposte) ci dice che solo il 2% dei cassonetti è stracolmo e tutto va bene madama la marchesa.
Ma vogliamo scherzare?
Se questo è il modo di governare dei Cinque Stelle possiamo trarre le debite conclusioni, puramente amministrative e neppure politiche, su quello che succederebbe all’Italia governata da un Luigi Di Maio che di gaffe, come noto, già ne ha collezionate molto di più della Raggi che almeno ha la scusante di stare in prima linea.
Parimenti, il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, che peraltro è riuscito nella non comune impresa di non rinnovare la fondamentale Commissione di Valutazione Ambientale scaduta da diversi anni con membri con evidenti conflitti di interesse, non è mai riuscito ad incidere sul problema, limitandosi ai soliti comunicati stampa.
Quello che sarebbe interessante capire, al di là della soluzione della situazione intollerabile, è perché ci siamo ridotti così.
Una domanda da trattato politico, ma soprattutto sociologico, perché le istituzioni degradate riflettono spesso degli elettori poco accorti che si sono fatti ingannare dalle solite promesse sullo straordinario che la nuova classe politica avrebbe compiuto e che invece non è capace a gestire neanche l’ordinario.

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