vatinno On febbraio - 10 - 2018

Alcune dinamiche di voto individuate dai sondaggi preoccupano il Pd.
Il Rosatellum è un sistema abbastanza complesso costituito da una percentuale proporzionale dei 2/3 e di una residua maggioritaria di 1/3 (circa) mentre il Mattarellum aveva un 3/4 di maggioritario ed 1/4 di proporzionale.
Poi ci sono degli elaborati meccanismi di soglia che dovrebbero garantire rappresentatività e governabilità, le due variabili da ottimizzare in qualsiasi sistema elettorale.
Poiché il Rosatellum l’ha fatto Renzi si immagina che sia almeno non contrario agli interessi del Pd, ma adesso si stanno delineando quadri non previsti inizialmente o abbastanza improbabili che riguardano gli alleati.
Infatti, dei tre alleati del Pd, la Bonino, con “Più Europa” potrebbe superare il 3% (attualmente i sondaggi la danno intorno al 2.8%) mentre gli altri due la Lorenzin con Civica Popolare e Nencini-Bonelli-Santagata con “Insieme” (che è fatto da Psi, Versi e Area Civica) sembrano arrancare sotto l’1%.
Mentre per Insieme ci si aspettava qualcosa del genere non lo si aspettava dalla Lorenzin che, appoggiata da Casini, non vede premiata la sua ambiguità che gli elettori declinano come semplice furbizia politica nelle sue oscillazioni destra – sinistra.
Se i sondaggi fossero confermati il Pd rischierebbe che la Bonino superando il 3% possa formare un suo gruppo parlamentare, come fece nel 2008 Di Pietro sempre col Pd, mentre i voti sotto l’1% sarebbero persi per il meccanismo elettorale e questo per evitare le cosiddette “liste civetta” o liste campanile, rappresentando spesso interessi prettamente locali.
Solo se i piccoli partitini, come è quello della Lorenzin, si collocano tra l’1 e il 3% il Pd assorbirebbe i loro parlamentari.
Si tratta, come si vede, di un discorso estremamente tecnico, ma poi la rappresentatività parlamentare è frutto di regole e meccanismi molto precisi e vincolanti e quindi è imprescindibile conoscere questi particolari che a volte risultano determinanti.
Ad esempio, nel 2001, le liste civetta stavano per costare la vittoria elettorale a Berlusconi perché furono molto votate provocando problemi ai partiti “veri”.
Dal punto di vista politico l’indipendenza della Bonino dal Pd sarebbe un grosso problema per Renzi, come lo è stata la gestione di Di Pietro nella XVI legislatura. Infatti, in tale scenario, il Pd rischia di non avere il gruppo parlamentare più numeroso e quindi di non poter condurre da protagonista sia una eventuale crisi immediata dopo le elezioni del 4 marzo, dovuta a una mancanza di maggioranza politica, sia un governo tecnico del presidente.

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