vatinno On marzo - 3 - 2018

Esiste un femminismo di destra?
Questa domanda, a prima vista, può sembrare spiazzante ed infatti nell’immaginario collettivo il femminismo è storicamente collegato con la sinistra, fin dai primi moti delle suffragette particolarmente attive tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.
Ma a ben guardare anche a destra sono esistite ed esistono tuttora associazioni femminili che praticano un “femminismo”, ma naturalmente di tipo diverso.
Un esempio storico di “femminismo” (ma non è il termine esatto e per questo lo metto tra virgolette) è stato quello negli anni ’70.
Tempo fa intervistai isabella Rauti e parlammo anche dell’esperienza di Éowyn.
D: Isabella, se non sbaglio voi in quel particolare periodo storico fondaste una rivista “Éowyn”, dal nome di una eroina del Signore degli Anelli…; Evita Peron, moglie di Juan Domingo Perón fu una risposta di un “femminismo di destra” al “femminismo di sinistra”?
R: Io non sono mai stata femminista; sono stata e sono per una complementarietà dei sessi; infatti la nostra rivista femminile (e non femminista) come dici correttamente tu e cioè Éowyn proponeva un modello culturale di donna complementare all’uomo e non in opposizione come invece il femminismo di sinistra propagandava. Infatti il simbolo della rivista era quello taoista dello Yin e dello Yang, cioè, appunto, della complementarietà nella diversità dei ruoli.
L’intervista completa si può trovare qui:

CONVEGNO SU PINO RAUTI ED INTERVISTA AD ISABELLA RAUTI


Dunque questione femminile e non femminista. Dunque complementarietà tar i sessi e non opposizione, questo mi pare l’elemento discriminante tar i due “femminismi”, fermo restando la lotta per i diritti.
Complementarietà che si può modellare poi sull’ideologia e quindi la destra proporrà un modello di “donna italiana”, legata tradizionalmente alla famiglia e ai figli.
Ma quale è la situazione attuale?
Forza Nuova, ad esempio, ha un movimento femminile chiamato Associazione Evita Peron. Si legge nel sito:
“Quella intitolata ad Evita Perón è un’associazione di donne che si rivolge alle donne, oggi troppo spesso private della loro identità a causa dei guasti devastanti prodotti dal “femminismo”, perché tornino a rivendicare il loro diritto ad essere madri del futuro della nostra società”.
Dunque è ribadito che il movimento non è femminista, anzi ne vuole combattere i “guasti” ma vuole rilanciare la figura di donna come madre in un’ottica di complementarietà con l’uomo.
La figura chiave è quella di Juan Domingo Perón che rappresenta il prototipo di un fascismo sociale che ha avuto molta presa anche a sinistra.
Il rapporto tra Evita e il popolo ben si desume da questo passaggio, tratto da un articolo di Giuseppe Provenzale, vicesegretario nazionale di Forza Nuova:

“Il 1949 fu l’anno d’istituzione della Fondazione “Evita Perón”, un’opera di assistenza che, ben lontana dall’essere un istituto di beneficenza, ricoprì un ruolo determinante nell’edificazione di un’identità popolare, di una vera e propria coscienza di popolo. La Fondazione era infatti basata sulla reciproca collaborazione fra le differenti categorie della società e del mondo del lavoro argentini che contribuivano vicendevolmente a sostenere le fasce più deboli della popolazione, finanziando così numerosissime iniziative di concreto sostegno, morale ed economico, rivolte in modo particolare ai bambini e agli anziani, oltre che alle ragazze madri. La Fondazione ricavava buona parte dei suoi fondi direttamente dalle offerte dei lavoratori che erano ben contenti di rinunciare al pagamento di una giornata di lavoro, sapendo che il denaro così raccolto sarebbe stato speso per il bene del popolo. L’importanza di questa immensa opera di assistenza sociale è straordinaria, essa non agisce secondo un freddo meccanismo funzionale a una determinata classe sociale e a detrimento di un’altra, né si può definire come un organismo statico che si occupi di procurare un momentaneo ed effimero sollievo o del sostegno arbitrario; si tratta piuttosto della concreta realizzazione della vocazione autentica di una donna il cui spirito, la generosa intelligenza e la singolare sensibilità non attendevano che l’ora propizia per manifestarsi compiutamente. Attraverso la Fondazione che portava il suo nome, Eva Perón, alimentandosi della dottrina peronista, riuscì a realizzare senza limitazioni di sorta desideri e ideali fino ad allora inespressi o solo latenti.
Evita stessa, del resto, sorse dal popolo e al popolo appartenne e, del popolo, conobbe intimamente i problemi e la viva essenza che lo nutre: “Non so se potrò portare a termine tutto quanto ambisco per il bene dei nostri lavoratori, però so, che lotterò, giorno e notte, per creare lungo tutte le vie della Patria, istituti della Fondazione che ho l’onore di presiedere”.

Anche CasaPound, l’altra formazione di estrema destra ultimamente in rilevanza mediatica per i buoni risultati elettorali ha aperto alle donne come Carlotta Chiaraluce, che comincia ad essere conosciuta anche mediaticamente per alcuni puntate con Santoro.
A tal proposito Simone Di Stefano presidente di CPI:

D: L’articolo in questione affronta con una certa preoccupazione la questione delle “donne di destra” infatti la Torrisi attacca in primis proprio l’edizione italiana di Marie Claire che aveva pubblicato un articolo, nel novembre scorso, a firma Davide Burchiellaro sulle “donne di CasaPound”. Una donna tradizionalista per la candida giornalista è incompatibile con la condizione femminile…
R: CasaPound è piena di ragazze e donne, basta andare a vedere le foto alle manifestazioni. Sono con noi, sono in prima fila. Le nostre donne sono per il lavoro, la casa e per fare i bambini. Ormai chi ha questa visione del mondo viene considerata una persona strana, invece è una visione naturale.
L’intervista integrale si può trovare qui:
http://www.affaritaliani.it/politica/casapound-simone-di-stefano-risponde-all-attacco-di-george-soros-522226.html

Per concludere esiste un “femminismo di destra”, ribadisco che utilizzo questo termine per farmi capire, ma ben sapendo che le interessate non lo accettano, e quindi dovremmo parlare piuttosto di “consapevolezza femminile delle donne di destra” che ancora non è stato studiato dal punto di vista sociologico, ma che sta emergendo negli ultimi tempi con i cambiamenti della società.

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Categories: Articoli

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