vatinno On aprile - 12 - 2018

Ieri, in prima serata, è andato in onda su La7 Atlantide, la trasmissione condotta da Andrea Purgatori, dal titolo “Tutti gli scandali di Trump”.
Come da titolo, si è trattato di una lunga ricostruzione di tutte le vicende che hanno scandito l’esistenza del Presidente degli Stati Uniti d’America, dalla sua infanzia alle elezioni sullo scranno dell’“uomo più potente del mondo”.
Tuttavia le vicende sono narrate con il filtro del pregiudizio e di un certo accomodamento su cliché stereotipati e ben noti: Trump violento e antidemocratico, Trump che viene da una educazione rigida e votata al successo (come se fosse una cosa negativa), Trump imprenditore immobiliare senza scrupoli, Trump non attento ai diritti delle minoranze, Trump antifemminista, Trump anti-media.
Insomma, una sorta di concentrato ideologico di luoghi comuni del peggiore antitrumpismo militante cui ci ha abituato gran parte della stampa statunitense e italiana in particolare.
L’ambito in cui nascono queste critiche presentate come verità è quello della sinistra radical chic che da anni cerca di screditare tutto quello che non è politically correct, salvo poi rendersi odiata alla gente comune che infatti ha votato proprio Trump, la Lega e i Cinque Stelle che non ne possono più di sentire bei sermoncini da finti poveri.
Ecco quindi che assistiamo a scene notturne di Andrea Purgatori che si aggira tra le nebbie newyorkesi manco fosse nel film l’Esorcista, per far capire che lui, The Donald, è legato alle tenebre e non è degno della luce mattutina che illumina invece saggiamente Barack Obama e sua moglie Michelle, quella degli orti biologici alla Casa Bianca e dei vestiti milionari firmati che però parla di povertà, obesità e giustizia sociale.
Questo tipo di programmi ci mostra come la sinistra militante non abbia ancora capito come stanno le cose e abbia perso il contatto con la realtà di quel popolo che vorrebbe idealmente rappresentare. C’è la volontà di parlare male, di sbattere il mostro in prima pagina, di non accettare il verdetto democratico del popolo americano e questo suona francamente stantio.
I principali paladini Usa di queste battaglia sono il New York Times, il Washington Post e la CNN.
C’è anche da notare qualche coincidenza. La7 è di Urbano Cairo che è anche il proprietario del Corriere della Sera (oltre che del Torino Calcio).
Domenica scorsa c’è stato un furibondo editoriale di Sergio Romano contro gli Stati Uniti e la loro politica estera in prima pagina sul Corriere della Sera, oggi un articolo pro Siria di Andrea Nicastro sullo stesso giornale e in serata il programma di Andrea Purgatori.
Si tratta di un caso o di una voluta linea anti -Usa del Corriere?

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