vatinno On aprile - 13 - 2018

Mark Zuckerberg era pallido, provato ed emaciato l’altro giorno quando si è presentato per la seconda volta al Congresso Usa.
Non il giovinotto strafottente con quella che molti definiscono una “faccia da schiaffi” che fino a poco tempo fa era considerato il “re del mondo”, con oltre 2 miliardi di utenti sul suo social network, Facebook.
La vicenda di Cambridge Analytica lo ha evidentemente provato.
Ha ammesso di aver sbagliato tutto e si è scusato.
La fuga di dati riservati degli utenti ha fatto crollare FB in borsa e provocato indignazione in tutto il mondo. FB ha cambiato il mondo ed ha cambiato noi, ma la domanda è: lo ha cambiato e ci ha cambiato in meglio?
Certamente la possibilità di condividere tutto e di conoscere aspetti globali è una grandissima opportunità, ma nel contempo, rappresenta anche un grandissimo pericolo capace di distruggere l’esistenza di milioni di persone.
La domanda che ci si fa è: con tutti i soldi che ha il ragazzotto americano è possibile che non riesca a proteggere i dati (almeno) come fa la più piccola banca di provincia?
E poi ancora, è possibile che con tutte le risorse finanziarie a disposizione non si riesca a svolgere un accurato controllo sui contenuti che infestano il suo social? Viene censurato in automatico un topless femminile che ormai si vede anche nei conventi, ma si tollerano gruppi oscuri di stampo razzista o terroristico che non vengono chiusi in nome di una mal interpretata libertà che finisce per danneggiare tutti, in primis gli Usa?
Zuckerberg al Congresso ha “minacciato” di far pagare il suo giocattolino facendolo diventare un Premium. Sarebbe un’ottima cosa. In questa maniera torneremmo fruitori e non merce utilizzata per fare soldi.
I social network, la silicon valley in generale, è stata considerata per molto tempo come un feudo della sinistra liberal americana che vedeva nel web uno strumento di mondializzazione ed emancipazione. Come dimenticare che Barack Obama è stato eletto la prima volta con il consistente apporto di Facebook e Twitter, ma ora, con l’elezione di Donald Trump, e il suo utilizzo dei social tutto è cambiato. Ciò che prima era bene ora è male e viceversa. I liberal Usa, a cui si sta accodando pecorinamente la sinistra italiana, strepita al golpe informatico dopo essere stata per decenni sostenitrice proprio di tali tecnologie.
Prima o poi si dovrà affrontare anche il problema di Wikipedia, enciclopedia libera, ma alla mercé di gruppi di “controllori” anonimi che di fatto tollerano manipolazioni di biografie e fatti politici (e non) a senso unico sempre sotto il controllo della sinistra liberal mondiale.

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