vatinno On maggio - 10 - 2018

E alla fine una soluzione, anche se all’italiana, è arrivata.

Berlusconi compie il famoso “passo di lato” e lascia il via libero a Salvini di fare un governo con Di Maio, pur non rompendo l’alleanza.

Tuttavia, ribadisce l’ex cavaliere, Forza Italia non voterà la fiducia ad un esecutivo giallo – verde.

Insomma quello che giunge da B. è un comunicato abbastanza ambiguo e confuso che può essere molto interpretato.

Ad esempio, tecnicamente, FI si asterrà? Oppure voterà contro?

In ogni caso si capisce che l’opposizione sarà blanda, ed anzi sui punti programmatici approvati dal centrodestra ci sarà addirittura sostegno.

Una “opposizione costruttiva”, un po’ come le convergenze parallele di democristiana memoria?

In ogni caso Berlusconi era stato messo con le spalle al muro.

Lo era stato quando Di Maio e Salvini, di comune accordo, avevano addirittura fissato la data del voto a luglio, con assai inusuale prassi istituzionale. Era chiaro che si trattava di una minaccia a Berlusconi. O ti fai da parte o andiamo al voto e tu scompari; questo il succo della mossa, magari concordata con il Presidente Mattarella.

A questo punto in Forza Italia si sono fatti un po’ di conti.

I deputati non avevano alcuna intenzione di rischiare il lucroso seggio appena conquistato con un ritorno alle urne. Berlusconi temeva il voto perché sapeva che sarebbe stato disastroso ed inoltre temeva per Mediaset, dopo le minacce neppure tanto velate di Di Maio.

Gianni Letta ha giocato naturalmente il solito ruolo guida insieme a Fedele Confalonieri e Adriano Galliani e, giunti a questo punto, pure l’irreducibile Renato Brunetta ha mollato la presa dicendo che anche la già nel 2011 e 2013 con i governi Monti e di Enrico Letta, Forza Italia e la Lega si erano divise senza rompere l’alleanza.

Tuttavia, quello che sembra sfuggire, è che Berlusconi non è il vincitore ma lo sconfitto, che che ne dica Brunetta.

Alla fine ha fatto quello che volevano Salvini e Di Maio, e cioè si è auto – escluso. Nessun atto nobile, ma di pura analisi e razionalità politica.

Da notare, e non è particolare di poco conto, anche che Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia si è detta perplessa e ha parlato di una possibile opposizione.

“Il governo nasce in grande confusione”, le sue dichiarazioni.

Questa presa di posizione è indubbiamente una sorpresa e -se fosse confermata- significa che la leader di FdI punta alla gallina domani invece dell’uovo salviniano di oggi e così facendo potrebbe crescere in consenso elettorale, proprio a scapito di Salvini.

Nel partito ci sono comunque idee molto diverse e probabilmente si voterà sulla linea da seguire.

Indubbiamente, se all’ “opposizione” ci fossero Fratelli d’Italia e Forza Italia Salvini sarebbe di fatto solo il leader di un partito al 17% contro il 32 % dei Cinque Stelle di Di Maio, quasi il doppio, e tale peserebbe nell’alchimia della composizione dei ministeri.

Poi sulla forma governo il discorso è ancora del tutto aperto: ci potrebbe essere una figura terza, oppure un politico di uno dei due partiti, oppure una staffetta tra Di Maio e Salvini come quella concordata tra Craxi e De Mita.

In ogni caso l’esito del risultato delle urne sarà rispettato: l’Italia avrà il primo governo populista della sua storia che segnerà una rottura completa con il passato e con la tradizione delle famiglie politiche europee: assenti, per la prima volta, i socialisti, i democristiani e i liberali.

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