vatinno On maggio - 14 - 2018

Questa volta Francesco Giavazzi era solo e non col il sodale Alberto Alesina, ma il succo dei suoi editoriali sul Corriere della Sera non cambia.
Giavazzi torna ieri alla carica cercando di influenzare il programma di Lega e Cinque Stelle riuniti a Milano per gli ultimi ritocchi all’accordo di governo e lo fa con la solita tiritera sul fatto che l’Italia non sarebbe competitiva a causa dell’alto costo delle pensioni e di lavoratori poco produttivi e francamente svogliati.
Così, sentito odore di abolizione dell’infame legge Fornero ecco che il nostro si attiva spasmodicamente con i suoi strali spuntati ricordandoci che le pensioni come sono strutturate meriterebbero magari ancora tagli ulteriori per punire i cattivi lavoratori che dopo tanti anni di lavoro hanno la pretesa, ma guarda un po’, di godersi la meritata pensione.
Il solito Giavazzi non esita a tirare in ballo la guerra generazionale dicendo che tutto questo interesse per gli anziani danneggia i giovani non capendo, a parte la solita retorica, che gli anziani sono fragili e i giovani assolutamente no.
Ma quello che pare proprio non capire il testardo economista è che il 4 marzo ha consegnato all’Italia un quadro profondamente diverso da quello in cui lui ancora galleggia e cioè due partiti a cui Mario Monti e le sue contestatissime riforme economiche fanno semplicemente orrore e che in campagna elettorale hanno entrambi promesso di stravolgere leggi che attualmente affamano milioni di italiani.
La crescita di cui va cianciando il professore la si ottiene, ad esempio, tagliando le tasse e conservando le pensioni e se ciò aumenta il debito pubblico tanto peggio per Bruxelles e i suoi tecnocrati.

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