vatinno On maggio - 18 - 2018

Giorgio Mulè portavoce parlamentare unico di Forza Italia si è mostrato assai preoccupato dalla bozza del programma giallo – verde sulla giustizia (ma anche sugli altri punti ci sono criticità) un tema che ovviamente è al centro dell’interesse di Silvio Berlusconi, ma anche di tutti gli italiani.
Commentandolo il già direttore di Panorama è stato esplicito: “contratto molto manettaro” con la richiesta, ad esempio, che un ministro si debba dimettere per un avviso di garanzia significa cedere le chiavi del governo ai PM. La stessa Raggi, secondo questa logica, si sarebbe dovuta dimettere se fosse stata un ministro.
Appare del tutto evidente l’influenza, almeno culturale, del “teorema Davigo”: “non esistono politici innocenti, ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove». Davigo concorrerà a breve per il Csm e la vittoria giustizialista alle elezioni non fa che rafforzarlo. Che sul programma aleggi lo spirito di Piercamillo Davigo è anche la presenza del cosiddetto agente provocatore, figura -sempre secondo Mulè- totalmente illiberale, che fa notare anche come siano previste un aumento delle intercettazioni, visto che l’Italia è già il paese con il maggio numero al mondo.
Il tema della giustizia può essere la goccia che fa traboccare il vaso tra lega e Forza Italia e non è un punto da sottovalutare.
Nel suo estremo tentativo di mediazione con i manettari Cinque Stelle -secondo Mulè- Salvini si è spinto troppo oltre abbandonando il suo alleato e cioè quel Berlusconi che di Davigo è acerrimo critico.
C’è da chiedersi se l’approvazione a tale tipo di contratto sia una scelta voluta e inevitabile di Salvini oppure sia un segnale a Berlusconi per condizionarlo: sta di fatto che tutta Forza Italia si è ribellata.

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