vatinno On giugno - 9 - 2018

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Finora l’analisi dei commentatori politici si è incentrata su quello che è stato definito “il governo più a destra” della storia repubblicana e questo è vero per quanto riguarda alcune tematiche, portate avanti soprattutto dalla Lega e in particolar modo quelle dei migranti e la sicurezza.
Ma anche il M5S, pur essendo percepito più a sinistra, ha mostrato tematiche care alla destra come, ad esempio lo stesso tema sulla migrazione ed alcune rievocazioni nostalgiche fatte da anche suoi autorevoli membri.
L’elemento unificante, a destra, dei due populismi è comunque, come noto, la criticità verso le istituzioni europee e, in alcuni casi, contro la sua stessa moneta cioè l’euro.
Tutti i movimenti populisti, e sia la Lega che il M5S come noto lo sono, hanno due componenti intrinsecamente fuse ed amalgamate in modo inestricabile: una di “sinistra” che, in genere, si mostra nei primi tempi ed una poi più chiara e netta di “destra” che emerge con il passare del tempo.
Questo fenomeno si è mostrato clamorosamente per lo stesso fascismo italiano, con Benito Mussolini prima socialista rivoluzionario e direttore de l’Avanti! E poi fondatore dei Fasci di combattimento e del Partito Nazionale Fascista.
Nel caso dei giallo-verdi possiamo ricordare che la Lega degli inizi fu considerata da Massimo D’Alema in una famosa intervista “una costola della sinistra” e lo stesso Umberto Bossi era stato, in gioventù, iscritto al Partito Comunista Italiano.
Ma pochi sanno che Matteo Salvini, l’attuale leader della Lega, era sempre ai tempi di Bossi, a capo di una corrente interna denominata “Comunisti Padani” (con simbolo falce e martello) e che Bossi lo chiamava “il comunista” per via di una medaglietta con Che Guevara che lo accompagnava sempre.
Altresì Salvini non ha fatto mai mistero di aver frequentato da giovane il centro sociale di sinistra Leoncavallo di cui portava significazione fino a poco tempo fa con un orecchino e comunque rivendica questa sintonia con il passato anche ora, dicendo di lottare sempre per più deboli e gli ultimi.
D’altro lato, nei Cinque Stelle, Beppe Grillo ha orbitato per molto tempo in zona Partito Democratico ed anzi presentò anche una contestata candidatura alle primarie del Pd. Poi Piero Fassino, pensò bene di cambiare la storia d’Italia, dicendo a Grillo “Non ti sta bene? Fatti un tuo partito e poi ne riparliamo”. E lui così fece.
Roberto Fico, presidente della Camera, non ha mai fatto mistero di essere di estrema sinistra e rivendica con orgoglio la sua appartenenza passata addirittura a Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti.
Alessandro Di Battista, sebbene suo padre Vittorio si sia dichiarato orgogliosamente “fascista” (si presentò alle elezioni anche per Italia dei Valori), si può certamente considerare appartenere alla sinistra del M5S per il suo stile di vita e per le tematiche difese, come la Palestina, i migranti, le Ong.
Qualche giorno fa, lo stesso ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha dichiarato che nelle ultime elezioni ha votato sia Cinque Stelle che Leu, aprendo così un possibile fronte ambientalista di sinistra dentro il movimento.
Inoltre, anche l’ex PM di Mani Pulite Antonio Di Pietro sta tornando ad occuparsi di politica attiva, tanto che parteciperà alla prossima assemblea nazionale di Italia dei Valori e questo potrebbe far pensare ad un ritorno del ex ministro proprio sui temi della giustizia se non proprio del giustizialismo visto che questo è un marchio di fabbrica prima di IdV e poi del M5S.

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