vatinno On giugno - 12 - 2018

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La Roma a trazione americana ha collezionato negli anni una lunga tradizione di vendite eccellenti di giocatori importanti. Il caso più recente ed eclatante è certamente quello della vendita di Salah al Liverpool, ma la lista è lunga sono molti. Ricordiamo, per brevità, solo Lamela, Pjanic, Szczęsny (questo due venduti direttamente alla concorrente Juventus) e il tentativo (fallito) di vendere in inverno Dzeko, capocantiere lo scorso anno e giocatore chiave.
Ne ho scritto diverse volte. Ad esempio qui:
http://www.affaritaliani.it/sport/roma-james-pallotta-nella-capitale-per-lo-stadio-i-tifosi-contestano-e-521726.html
Ora è la volta di Radja Nainggolan, un giocatore molto importante se non fondamentale per la Roma che con la scusa che non è stato chiamato nella sua nazionale belga per i mondiali viene giubilato a favore, oltretutto, di una concorrente: l’Inter di Spalletti, ex allenatore della Roma e gran estimatore del campione.
Per parare le critiche si è già cominciato a dire che si tratta di uno sforzo per tenersi il portiere brasiliano Allison, ma la solfa è vecchia e nessuno ci crede più.
Il trucchetto poi è sempre lo stesso: quello del cosiddetto fair play finanziario inventato dalla Uefa proprio per “livellare” lo strapotere dei grandi club, in primis il Real Madrid, ma alla resa dei conti questo strumento si è trasformato, per una eterogenesi dei fini, nel contrario. I grandi club che hanno i presidenti col “dinero” acquistano campioni alla grande chi ha invece presidenti che non vogliono mettere risorse loro devono vendere i gioielli a fine stagione.
E la AS Roma è uno di questi casi.
Ogni anno la società capitolina cede i prezzi pregiati partendo con la lagna del fair play che nasconde però solo la voglia di non metterci, appunto, denaro proprio senza indebitarsi.
E questo potrebbe pure starci, anche se sarebbe di per sé già assai opinabile.
Ma il punto è un altro. In tanti anni di presidenza Pallotta siamo ancora ad uno “zero tituli” e anche quest’anno è così, visto che la semifinale di Coppa Campioni raggiunta è ben poca, cosa non essendo quantificabile come trofeo.
Ma su tutto questo però aleggia anche la certezza, come ha più volte esternato lo stesso Presidente della Roma, che lui sia venuto nella capitale solo per fare affari, visto che ha detto che se non gli si faceva fare lo Stadio (che oltretutto non sarà proprietà della società ma di Pallotta) se ne sarebbe andato via. Alla faccia dell’attaccamento alla squadra e ai colori sociali.
E dopo che lo Stadio gli è stato concesso continua a vendere i giocatori migliori.
Roma, caro Pallotta, non è un bancomat e i tifosi, con cui ha avito molti attriti, non si accontentano più delle chiacchiere e del fair play, finanziario o meno.

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