vatinno On luglio - 8 - 2018


Nell’ultimo numero de La Civiltà Cattolica, periodico dei gesuiti con imprimatur del Vaticano, in pratica la voce di Papa Francesco, Paul A. Soukup parla di Net Neutrality, un tema assai dibattuto non solo negli Usa, ma in tutto il mondo (compreso in Italia). Internet, per i sostenitori della NN deve essere appunto “neutra” e dare a tutti gli utenti pari opportunità di accesso, mentre gli avversari ci vedono una fonte di reddito se vengono aggiunti dei servizi di priorità. Dato il grande valore sociale del Web il dibattito sta diventando determinante, simile a quello sui “beni naturali” pubblici privatizzati, come ad esempio l’acqua.
Nel dicembre 2017 la Fcc, Federal Communications Commision Usa, guidata da membri messi dall’amministrazione Trump, ha deliberato di riclassificare gli Isp, Internet Service Providers, come “servizi di informazione” invece di “pubblici vettori”, come era stato finora. La precedente denominazione pubblica era stata voluta da Obama, dopo molti anni di discussioni.
L’articolo di Civiltà Cattolica si mantiene per quasi tutto il suo svolgersi appunto neutro, ma nel finale si afferma che:
“Scegliendo l’una rispetto all’altra, la Fcc sembra ricadere in criteri non comunicativi e tecnici, ma ideologici: un’ideologia di Governo che preferisce una minore regolamentazione, con l’implicita fiducia nelle forze del mercato”. Questa chiosa segnala una posizione netta e ben determinata del Vaticano e del Papa sull’argomento: Internet deve essere pubblica perché portatrice di interessi sociali e non privatizzata, perché altrimenti sarebbe discriminatoria per via dei conseguenti servizi a pagamento che garantirebbero delle “priorità”.
In pratica il Papa si schiera, ancora una volta, con la visione della amministrazione Obama in contraddizione con quella Trump.

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