vatinno On settembre - 25 - 2018

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Pubblicato anche su L’Indro

La Transnistria (Repubblica Moldava di Pridniestrov) è uno “Stato” particolare, nel senso che è uno Stato “de facto”, come si usa dire in ambiente diplomatico, essendo stato riconosciuto solo da due entità territoriali: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud, a loro volta non riconosciute a livello internazionale dall’Onu. In realtà, la Transnistria farebbe parte della Repubblica di Moldavia. La “capitale” è Tiraspol e il nome deriva dalla sua collocazione geografica sulla sponda orientale -e quindi “oltre”- del fiume Nistro (dal nome originale Dnester che segna appunto il confine con la Moldavia), con la sua imponente chiesa ortodossa dalla cappella dorata, di San Giorgio.
La Transnistria è una delle tante situazioni irrisolte o, almeno, non completamente risolte, eredità della deflagrazione dell’Impero Sovietico. Infatti, la regione era prima parte della Repubblica Sovietica Moldava e si proclamò indipendente il 2 settembre del 1990, il che ha poi provocato una guerra civile nel 1992 con un cessate il fuoco gestito da Russia, Transnistria, e Moldavia, che portò alla creazione di una zona demilitarizzata.
In ogni caso Mikhail Gorbaciov annullò l’atto il 22 dicembre 1990, ma ormai era troppo tardi: la stessa URSS sarebbe caduta il 31 dicembre del 1991, anche se la sua fine fu sancita prima, l’8 dicembre 1991 in Bielorussia (nella dacia di Viskuli,) da Boris Eltsin, Leonid Kravcjuk e Stanislav Shushkevic rispettivamente presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia. Da notare come nel 2014 la Transnistria abbia chiesto ufficialmente l’adesione alla Federazione Russa, che aveva annesso la Crimea.
La Russia esercita tuttora una forte tutela sul territorio -anche militare- che, nel contempo, la Moldavia non ha smesso di rivendicare come proprio. Si noti come la Romania, che ha governato il territorio dal 1991 al 1944, quando era alleata della Germania di Hitler, rivendica il territorio, una cui parte è anche in Ucraina. Infatti Bucarest, durante il giugno 1992, diede un supporto militare alla Repubblica di Moldavia sperando di contrastare una possibile deriva filorussa, come del resto successe poi con la Crimea. Ci furono anche volontari rumeni che controbilanciarono quelli russi e ucraini nella guerra civile del 1992.
Il Capo dello Stato è Vadím Nikoláevič Krasnosél’skij, un politico moldavo di origine russa.
Una particolarità non molto nota della Transnistria è che la sua bandiera riporta ancora la falce e il martello simbolo dell’Unione Sovietica ed è quindi l’unico territorio indipendente de facto europeo a farlo. Altri simboli del potere sovietico sopravvivono nella capitale Tiraspol: l’immancabile statua di Lenin davanti al palazzo del Soviet Supremo e i nomi delle strade che sembrano essere rimaste congelate nel tempo: “Via Marx” e similari fanno bella mostra di sé. In realtà, il mito della “Repubblica sovietica cristallizzata” è più letterario – giornalistico che reale, se è vero che un recente ed interessante reportage de La Stampa di Simone Benazzo, Marco Carlone e Martina Napolitano ha smentito appunto un po’ di luoghi comuni: esistono anche fast -food e cibo occidentale, con buona pace dei cultori di un post-industrialismo sovietico più da cartolina che reale.
Naturalmente, il mito dell’Urss è anche alimentato per motivi commerciali e per i turisti: è il caso del caratteristico bar ristorante Volna, incastonato tra i palazzoni soviet-style del centro. Il banco è circondato da monili del regime per la gioia dei turisti e della signora che gestisce il locale.
La Transnistria si muove, ma non sa ancora dove vuole andare: se verso occidente o Verso Oriente. Destino comune, del resto, a tante nazioni dell’Est, sospese tra due mondi e tra due diverse concezioni dell’esistenza, spesso antitetiche.
La Transnistria è poco conosciuta in Italia se non tra pochi “addetti ai lavori”: personale diplomatico e forse qualche politico con minime conoscenze di geografia, ma è una terra particolare che è uno dei confini “de facto” tra Occidente ed Oriente, una sorta di Checkpoint Charlie non più situato nella Friedrichstraße a Berlino Est, ma sul fiume Dnester.

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