vatinno On ottobre - 19 - 2018

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Pubblicato su L’Indro il 19.10.18

Papa Francesco e Perón, peronisti a confronto

Papa Francesco è argentino. Jorge Mario Bergoglio è nato a Buenos Aires nel 1936 da una famiglia di origine italiana. Il padre Mario, astigiano, era partito dall’Italia, come emigrante, per sfuggire a Benito Mussolini, mentre la madre Regina Maria Sivori era nativa della capitale argentina, ma anch’essa di origine italiana piemontese-genovese. Si diploma come tecnico chimico (insolito per un prelato) e dopo aver conseguito il titolo lavorò nel settore degli alimenti e come buttafuori in una discoteca. La sua vocazione giunse nella giornata della festa della primavera e fu dovuta ad un oscuro prete da cui era andato per confessarsi. Entrò quindi nel seminario gesuita della Immacolata Concezione a Villa Devoto, a Buenos Aires e aderì alla Compagnia di Gesù come novizio laureandosi in filosofia nel 1963, cominciando così una prestigiosa carriera che lo vede nominato vescovo di Buenos Aires da Papa Giovanni II nel 1997, cardinale nel 2001 e Papa nel 2013.
Dal 2005 al 2011 è capo dei vescovi argentini. Il motto episcopale è significativo: Miserando atque eligendo e cioè “lo guardò con misericordia e lo scelse”, riferito ad un’omelia del Venerabile Beda che descrive la vocazione di San Matteo. Lo stemma papale ha una stella dorata ad otto punte e un fiore di nardo entrambi dorati su campo blu. Tutti questi particolari non sono fine a sé stessi, ma servono ad inquadrare sia pur superficialmente e schematicamente, un po’ della personalità di Bergoglio il cui pontificato è indubbiamente particolare, essendo il primo (se si escludono gli antipapi) che vede la compresenza di due pontefici per la Chiesa romana, lui e il Papa Emerito Ratzinger, cioè Benedetto XVI che abdicò al suo ruolo.
Se vogliamo dare una allure romantico – gotica alla vicenda ricordiamo un minaccioso fulmine che colpì in pieno la cupola di San Pietro quell’11 febbraio 2013 in cui Benedetto XVI, in latino, diede sommessa notizia della sua volontà di dimettersi, come avvenne poi effettivamente con la vacatio sedis iniziata il 28 febbraio dello stesso anno. Proseguendo nel simbolismo gotico il 24 febbraio del 2014 una colomba, simbolo della pace, liberata da Papa Francesco fu aggredita ed uccisa da un gabbiano.
Vi è anche la profezia di Malachia che fa concludere i Papi alla fine dei tempi con una inquietante frase: In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit e cioè “Regnerà durante l’ultima persecuzuone della Chiesa” e corrisponde proprio a Papa Francesco. E di seguito ancora: Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis e cioè: «Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine».
Il teologo Sergio Quinzio nel 1995 nel libro Mysterium iniquitatis trae conclusioni escatologiche dalla profezia di Malachia.
Presso la Basilica romana di San Paolo Fuori delle Mura c’è una lunga (e suggestiva) teoria di ovali alle pareti con le immagini dei papi rimanenti dalla profezia di Malachia.
Cfr: http://www.giuseppevatinno.it/wordpress/?p=820
Juan Domingo Perón (1895 -1974) è stato Presidente dell’Argentina dal 1946 al 1955, quando un colpo di Stato mise fine al suo governo. Tornò come Presidente nel 1973, per un solo anno. Chi fu Juan Domingo Perón? Sicuramente la sua presidenza è stata molto particolare (come il papato di Francesco) e il suo movimento, chiamato anche dei descamisados, fu caratterizzato da una profonda ambiguità politica. Peron fu molto vicino al popolo argentino, quasi costituendone una sorta di propaggine politica, una epifania della sua volontà. Il suo programma di abolire la povertà, incentrando tutto sulla dignità del valore costituì la base portante del suo movimento, chiamato peronismo e anche giustizialismo, che alcuni fanno risalire all’unione delle parole giustizia e socialismo. Chi fu dunque veramente Peron? Un socialista nazionale? Un fascista nazionalista? Un movimentista populista?
Tutte definizioni che prendono un corno del problema, ma non la sua totalità. Aggettivi tassonomici, utili a dare una idea, a cercare un incasellamento, ma non a rappresentare la complessità e soprattutto le sfumature di una dottrina politica che forse lo stesso Peron non aveva ben chiara e che si delineava a lui stesso tramite la prassi, come del resto fu il fascismo movimentista intriso di un socialismo “che si fa nazione” e che pure attinge alla teoria dello Stato engelianamente inteso come momento di sintesi delle diverse componenti della società.
Ma Juan Domingo Perón non si capisce pienamente se non si comprende sua moglie, Evita Perón, che fu la sua controparte femminile.
Ma cosa fu (e cosa è ancora) il peronismo? Sintesi dinamica e non statica di nazional-corporativismo e sindacalismo rivoluzionario, chiare indicazioni di debito verso Benito Mussolini, ma anche una “teoria del popolo” che pur prendendo lo spunto dal fascismo italiano sarebbe diventato un “fascismo – socialista argentino”, anzi, un fenomeno del tutto nuovo, un contenitore di populismi non altrimenti identificabili, un misto di giustizia e lotta alla povertà, che segnerà la nascita di una nuova classificazione politica. Nel 1947 fu fondato il “Partito unico della rivoluzione”, successivamente chiamato “Partito Giustizialista”.
Peron una volta al potere produsse piani quinquennali tipici dell’Unione Sovietica che produssero comunque una effettiva industrializzazione forzata dell’Argentina.
Parimenti, dal Paese dei Soviet, come dall’Italia fascista, Perón prese la nazionalizzazione dei servizi pubblici, arrestando anche marxisti come Cipriano Reyes che pure avevano collaborato politicamente con lui l’anno precedente. Per la Costituzione argentina si rifece a quella italiana che presenta molti elementi socialisti dovuti alla presenza dei comunisti nella Costituente. Significativo dell’ambiguità politica del movimento peronista fu che in Italia esso fu esaltato in Italia parimenti dal Movimento Sociale Italiano di destra e dal Partito Comunista di sinistra e molti militanti peronisti si salutavano con il tipico pugno chiuso.
Ma torniamo ora a Papa Francesco che fu sicuramente affascinato da Perón avendo vissuto l’infanzia e la prima giovinezza nel suo “regime” per poi risperimentarlo, quasi quarantenne e molto più maturo, nel secondo mandato del 1973. Ma più che Perón il Papa fu immerso completamente nella ideologia peronista che seguì il primo mandato: se analizziamo la pastorale francescana non possiamo non cogliere gli elementi tipici del peronismo: giustizia sociale, vicinanza ai poveri, agli sfruttati, alle classi sociali svantaggiate, esaltazione del lavoro, attacco ai valori capitalisti del denaro in nome di ideali superiori (per il Papa Dio, per Perón la Nazione), preoccupazione morale, politica del buon senso, visione militante, teoria della prassi giornaliera dell’azione costruttiva verso una “società nuova” (Il Regno dei Cieli per il Papa, la Nuova Argentina per Perón).
Ed anche il carattere dei due è simile: brusco, fintamente amichevole, determinato, intransigente fino ai limiti dello scontro fisico (Papa Francesco, ad esempio, vuole tirare pugni a chi parla male della madre…), perseguente un fine ben determinato, consapevole dei pericoli sociali, pronto alla lotta, entrambi “militari” (Papa Bergoglio è un soldato di Cristo gesuita e Perón un generale). Come Perón non fu un innovatore, o meglio poteva dare l’idea di un innovatore, ma in realtà era un tradizionalista travestito, così Papa Francesco sembra richiamarsi agli ideali progressisti del Concilio Vaticano II, ma in realtà è un conservatore nei fatti.
Non per niente ci sono voci e qualche fatto che fanno protendere per una politica non aggressiva della Chiesa cattolica argentina nei confronti del dittatore Jorge Rafael Videla. Allora Bergoglio era Provinciale dei Gesuiti argentini.
Nel maggio del 1976, due gesuiti, Francisco Jalics e Orlando Yorio, furono rapiti e condotti alla Escuela de Mecánica de la Armada da squadroni paramilitari che li torturarono per cinque mesi e poi li rilasciarono narcotizzati. I sacerdoti lavoravano per i poveri in una baraccopoli alle porte di Buenos Aires e Bergoglio, su indicazione della giunta militare al potere dopo il colpo di Stato, chiese loro di andarsene. Cosa che non fecero.
I due, successivamente, accusarono Bergoglio di aver tolto loro la protezione determinandone la cattura. Così sostiene anche un famoso giornalista d0inchiesta argentino, Horacio Verbitsky.
Papa Francesco è stato poi chiamato al processo testimoniando una sola volta nel 2010 e rifiutandosi nelle altre.
Ma torniamo al confronto tra il Papa e il Generale.
Entrambi mostrano spesso segnali contradditori coerentemente incoerenti: affermano una cosa e il suo esatto contrario poco dopo, entrambi spiazzano gli interlocutori che si aspettano una consequanzialità logica che quasi mai è presente.
Sembra che seguano la loro luna e una specie di dàimon che ha il completo controllo su di loro.
Per capire Francesco e per capire Perón occorre infatti uno strumento analitico di somma, e cioè la Storia che comprime ed espande all’occorrenza, non serve l’analisi e a poco porta il principio deduttivo.
Entrambi sono affascinati dalla contraddizione, perché contradditorie sono le ctonie forze che li dominano, Dio e il Popolo, il primo trasfigurato laicamente da Perón nel concetto mistico hegelianamente inteso (vedi la mistica fascista di Niccolò Giani ed Arnaldo Mussolini) del Popolo.
Il Popolo è alla base della Chiesa universale di Cristo, il Popolo è alla base del potere di Perón.
Papa Francesco è un peronista, che sia consapevole o no di esserlo, e coerentemente con questo credo svolge la sua attività pastorale. Il peronismo è l’unica chiave che permette di inquadrare l’azione di un Papa, che altrimenti sarebbe puramente e semplicemente contradditorio. Ed è il suo peronismo a spiazzare le sinistre mondiali che lo credono mosso da una sofisticata forma di marxismo post-conciliare ed invece si tratta solo di tradizionalismo popolare.

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