vatinno On gennaio - 14 - 2019

http://www.giuseppevatinno.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Assk-150x150.jpeg 150w, http://www.giuseppevatinno.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/01/Assk-144x144.jpeg 144w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />
In Birmania (oggi Myanmar) accadono cose strane. Sono stati condannati (in appello) due giornalisti, Wa Lone (32), e Kyaw Soe Oo (28), dell’agenzia Reuters, con l’accusa di “violazione dei segreti di Stato” per aver svolto il loro lavoro in una inchiesta sul massacro della minoranza musulmana dei Rohingya nell’ovest del Paese, da parte delle forze armate al potere. I due giornalisti erano stati arrestati nel 2017. Stephen Adler, a capo della Reuters, ha lanciato l’allarme sulla libertà di stampa in Birmania come ha fatto anche il portavoce della Ue che ha deplorato il fatto. E fin qui, purtroppo, niente di nuovo come le storia di tutto il mondo racconta (compresa, a volte, l’Italia).Il fatto strano è che la Birmania è un Paese particolare e lo è grazie alla presenza al potere di una donna che dovrebbe essere la paladina dei diritti umani che le hanno fruttato, a parte una visibilità mondiale, anche il premio Nobel per la Pace e che invece tace. Infatti la pasionaria (dei suoi diritti) Aung San Suu Kyi, ha per anni combattuto (almeno a parole) la giunta militare al potere, ma ora…

PROSEGUE QUI:
http://www.affaritaliani.it/esteri/condannati-giornalisti-in-birmania-aung-san-suu-kyi-tace-581527.html

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